La pressione sbagliata degli pneumatici costa cara: in termini di sicurezza, perché soprattutto in determinate condizioni riduce la capacità di risposta dell'auto, ma anche in termini economici. Con i prezzi attuali del diesel anche fino a 400 euro aggiuntivi. Lo dimostrano i test effettuati da Assogomma, la divisione di Confindustria per i comparti di gomma, cavi elettrici e affini, che sull'autodromo di Varano de' Melegari ha fatto girare un'Alfa Romeo Stelvio a gasolio con pneumatici gonfiati correttamente e non (0,5 bar in meno) in situazioni di guida sovrapponibili (10 giri con una guida brillante, ma non sportiva). La differenza nei consumi è stata fra il 12 e il 14,5%: la pressione non corretta comporta anche una usura delle gomme, che se è più bassa incide soprattutto sui fianchi. Assogomma, che rappresenta 210 imprese che valgono tra i 7 e gli 8 miliardi di giro d'affari e occupano circa 30.000 addetti, ha organizzato l'evento in pista per sfatare alcuni falsi miti fra i quali anche quello sulla risposta degli pneumatici più datati. Le gomme migliori sempre al posteriore “Mi pare ci sia una ricerca spasmodica di argomentazione commerciali per attirare attenzione sul punto vendita – osserva il direttore Fabio Bertolotti, che fra gli esempi cita quello di un esercizio che aveva esposto un'insegna 'qui si vendono pneumatici freschi' – e qualcuno si è avventurato anche oltre con dichiarazioni e slogan, anche mettendo in correlazione la data di fabbricazione con le performance e i rischi per la sicurezza stradale”. “Come associazione – aggiunge – non interveniamo in queste circostanze, ma è arrivato il momento di fare chiarezza con i fatti. È un fenomeno che non ci risulta esistere in altri mercati e così abbiamo organizzato una cosa che nessuno aveva mai pensato di fare: mettere a confronto anche pneumatici identici prodotte in anni differenti”. Naturalmente stoccati in modo corretto e pertanto ancora con l'elasticità originale: “C'è una paurosa costanza di qualità”, sintetizza Bertolotti dopo le prove effettuate sia sul bagnato sia sull'asciutto (e non solo dai cronisti, ma anche dagli stessi professionisti della guida). I tecnici parlano di “differenze farmaceutiche”, fra i 10 e i 20 centimetri a velocità di 50, 70 e 90 orari, tra gomme recenti e con tre anni di anzianità. La certezza è una: “Le gomme migliori vanno montate sempre al posteriore, indipendentemente dalla trazione – taglia corto Bertolotti – È vero che l'auto la governo davanti, ma se mi parte dietro è troppo tardi per correggere”. Sorprende, almeno sull'asciutto, anche la risposta delle gomme più usurate, che in determinate situazioni hanno una risposta anche migliore rispetto a quelle con un battistrada normale. Le due guerre e i problemi con carbon black e rincari Ma le prove in circuito non corrispondono all'utilizzo normale, in particolare in questo periodo, ossia alla vigilia degli esodi estivi con condizioni anche estreme (non solo grande caldo, ma anche violenti acquazzoni), e pertanto non ci devono essere dubbi su come debbano essere gli pneumatici, peraltro soggetti a controlli particolari con la campagna “Vacanze sicure 2026” promossa in collaborazione con la Polizia Stradale. Il doppio conflitto – quello scatenato dalla Russia contro l'Ucraina e quello di Stati Uniti e Israele contro l'Iran – e le conseguenze sono fonti di grande preoccupazione per l'industria italiana e europea della gomma. Con la prima guerra e le sanzioni è saltata una importante fonte di approvvigionamento del carbon black (il nero di carbonio): Russia e Bielorussia garantivano il 37% delle forniture destinate ai paesi Ue. La strategia “È una materia prima essenziale – precisa Bertolotti – Senza quella non si possono produrre pneumatici”. Cambiando le mescole, adesso quello che serve arriva dalla Cina e spinge l'Europa verso una nuova “dipendenza” dal Regno di Mezzo. Anche se ogni giorno si parla di una riapertura dello stretto di Hormuz, il secondo fronte ha condotto a forti aumenti della gomma, anche perché la normativa comunitaria ha imposto un giro di vite sulle importazioni di quella naturale a garanzia del nobile obiettivo del rispetto dell'ambiente (di cui quasi solo l'Europa sembra essere rimasta paladina): una seconda ondata di rincari è attesa per il prossimo mese, dopo che nella prima parte dell'anno hanno già raggiunto il 50%.