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I sondaggi di questa settimana hanno una peculiarità che vale la pena segnalare prima di ogni altra cosa: sono stati tutti condotti prima delle elezioni amministrative di domenica e lunedì. Questo li trasforma in qualcosa di più prezioso di una semplice fotografia dell’umore degli italiani. Diventano un banco di prova. Ci dicono quali istituti hanno saputo leggere in anticipo ciò che sei milioni di elettori hanno poi confermato con il voto.

E quel voto consegna alla storia recente del paese alcuni elementi che non si prestano a letture affrettate. Siamo davanti a una frammentazione territoriale in cui quattro movimenti si muovono simultaneamente: il consolidamento di Fratelli d’Italia come partito dominante della destra; l’indebolimento progressivo della Lega; la resistenza locale del Partito Democratico nelle reti amministrative, dove il radicamento conta più delle parole d’ordine nazionali; e la centralità crescente delle liste civiche, che continuano a sottrarre consenso alle sigle di partito ovunque il territorio prevalga sull’ideologia.

Sul piano dei flussi elettorali, il centrodestra tiene dove riesce a presentarsi come coalizione amministrativa e non meramente ideologica. Venezia e Reggio Calabria ne sono i casi emblematici.