L’allarme aereo, il ronzio del drone. E poi l’impatto, l’esplosione, i detriti che volano, il fuoco nell’appartamento all’ultimo piano, le ambulanze, i due feriti. Scene di vita quotidiana, in Ucraina, ma stavolta è diverso: l’attico del palazzo di molti piani su cui si è schiantato il drone non è in Ucraina ma in Romania. A Galati, lungo le sponde del Danubio che segna il confine tra un paese Nato e l’Ucraina sotto attacco russo.

I caccia in volo per intercettarlo

Per intercettarlo si erano alzati in volo due caccia F16 Fighting Falcon, supportati anche da un elicottero Iar 330 Socat delle forze aeree romene. Il ministero della Difesa romeno dice di aver monitorato il drone, che aveva sconfinato come molte altre volte era accaduto in questi 51 mesi di guerra alle sue porte, fino al momento in cui ha colpito il condominio. I piloti degli F16 erano autorizzati ad abbattere il drone sul territorio romeno. Ma non sono arrivati in tempo.

Di fronte a Galati, in territorio ucraino ci sono i porti sul Danubio che Mosca ha attaccato sistematicamente per tutta la durata della guerra d’invasione, mirando alle infrastrutture portuali per mettere in ginocchio l’economia ucraina e per ostacolare il passaggio di armi e munizioni inviate dagli alleati occidentali di Kiev. E’ la zona dei porti di Reni e Orlivka, e un po’ più giù verso le coste del Mar Nero c’è Izmail, il porto principale e più colpito. Ma la zona in cui è volato il drone, la città di Galati, è lontana una ventina di chilometri dall’Ucraina perché in quel punto il Danubio fa un’ansa e sull’altra sponda non c’è più l’Ucraina ma la Moldavia.