L’incidente che ha coinvolto un drone russo caduto ieri mattina su un edificio residenziale a Galați, in Romania, segna un salto di qualità nella dinamica di spillover della guerra in Ucraina. Non si tratta più soltanto di episodi marginali di sconfinamento o detriti abbattuti lungo il confine: per la prima volta dall’inizio del conflitto, un attacco riconducibile alla campagna russa contro l’Ucraina ha colpito direttamente una zona abitata di uno Stato membro della Nato, causando feriti e danni materiali.

Secondo le autorità romene, il drone (un Geran-2, il modello russo dello Shahed iraniano) ha attraversato lo spazio aereo nazionale per circa quattro minuti, percorrendo una decina di chilometri a bassa quota prima di schiantarsi su un condominio. L’episodio è avvenuto durante una più ampia ondata di attacchi russi contro infrastrutture ucraine lungo il Danubio, in particolare nelle regioni di Odesa, dove centri logistici come Izmail e Reni rappresentano snodi cruciali per le esportazioni alternative di Kyjiv dopo la crisi del corridoio del Mar Nero.

La risposta di Bucarest è stata immediata e multilivello. Sul piano militare, sono stati fatti decollare due F-16 e un elicottero, anche se l’ingaggio non è stato autorizzato per il rischio di operare su un’area densamente popolata. Sul piano politico, il presidente romeno Nicușor Dan ha convocato il Consiglio supremo di Difesa, mentre il governo ha chiesto alla Nato un’accelerazione nella fornitura di capacità anti-drone a bassa quota, un segmento ancora parzialmente scoperto lungo il fianco orientale dell’Alleanza.