Nel mondo frenetico di oggi, con innumerevoli stimoli visivi da elaborare, ognuno di noi può trovarsi di fronte ad un certo grado di sovraccarico informativo. La visione offuscata compromette ulteriormente la nostra capacità di identificare e interpretare stimoli complessi, poiché dobbiamo compensare la mancanza di informazioni visive chiare. Per la prima volta, i risultati degli studi dello Zeiss Vision science lab hanno dimostrato che la nitidezza visiva e il carico cognitivo sono interrelati in modo oggettivo. In parole semplici, Zeiss ha trovato un legame tra le distorsioni periferiche indotte delle lenti e il carico cognitivo estraneo. Quando le distorsioni laterali delle lenti compromettono la qualità della visione, il cervello umano lavora più intensamente per dare senso alle immagini sfocate o incomplete – una situazione che può aumentare il carico cognitivo e richiedere più sforzo mentale. Zeiss ClearMind diminuisce e ottimizza le sfocature nelle aree periferiche delle lenti, aiutando a ridurre il carico cognitivo. "Riducendo le distorsioni periferiche e ottimizzando la nitidezza visiva nelle aree chiave per il comportamento visivo quotidiano, le lenti Zeiss ClearMind supportano lo sforzo del cervello nell'elaborare le informazioni visive, con un impatto positivo sul carico cognitivo”, spiega Fabio Briganti, product manager Zeiss Vision care Italia. Annalisa Bosco, professoressa e ricercatrice in Neuroscienze presso l’Università di Bologna, ha spiegato che “Gli esperimenti condotti nel laboratorio di Bologna utilizzando la tecnica fNIRS (la spettroscopia funzionale nel vicino infrarosso, ndr) ci hanno fornito un metodo non invasivo per quantificare i cambiamenti nell'ossigenazione corticale del cervello e quindi, per indagare come la sfocatura ottica indotta moduli l'attivazione corticale in diverse regioni cerebrali durante compiti visuomotori e di controllo". "I test effettuati dimostrano che anche un lieve degrado ottico – prosegue Annalisa Bosco – ovvero una visione leggermente sfocata, ha un rapido impatto sull'elaborazione corticale degli stimoli visivi e dunque, possiamo dire sul carico di lavoro del cervello. Guardando al futuro, una delle frontiere della ricerca neuroscientifica sarà capire come il cervello sviluppa strategie adattive per gestire il carico cognitivo, soprattutto quando le informazioni sensoriali sono incerte o degradate”. Rajat Agarwala, ricercatore senior presso l’Institute for ophthalmic research dell’Università di Tübingen, ha raccontato che “quando il cervello è attivamente impegnato, diventa molto più sensibile alla qualità delle informazioni visive rispetto a quando è in modalità di semplice fissazione. Abbiamo scoperto che l'impatto della qualità visiva sul cervello non è assoluto, ma dipende da quanto siamo coinvolti cognitivamente e attivamente in un compito. E questo ha implicazioni molto importanti: significa, ad esempio, che anche piccole alterazioni visive, come una leggera sfocatura non corretta, possono aumentare il carico cognitivo quando siamo impegnati in attività che richiedono coordinazione visuomotoria, come guidare, lavorare o interagire con gli oggetti. In altre parole, il cervello deve 'lavorare di più' per compensare l'incertezza visiva”.