di Carlo Galativenerdì 29 maggio 20263' di letturaA Roma, a guardarlo bene, qualche scricchiolio si era già sentito. Coperto dalle vittorie, dai numeri, dall’abitudine quasi pericolosa di considerare Jannik Sinner una macchina costruita per non fermarsi mai. Nello sport però non si può vincere sempre. Così Parigi, che doveva essere il luogo dell’ultimo salto, è diventata quello della caduta: fuori al secondo turno del Roland Garros, nello Slam che più di ogni altro mancava al suo palmarès, l’unico grande trofeo, Giochi Olimpici a parte, ancora assente dalla collezione di un campione che a 24 anni sembrava pronto a chiudere il cerchio.Sul Philippe Chatrier è accaduto l’incredibile, ma non l’inspiegabile. Sinner ha perso 3-6 2-6 7-5 6-16-1 con Juan Manuel Cerundolo, fratello minore di Francisco, argentino da terra rossa, entrato in un pomeriggio dentro la vittoria della vita. Per un’ora e mezza la partita era stata quasi banale nella superiorità del numero uno del mondo. Jannik comandava, accorciava gli scambi, sembrava poter scegliere il momento della chiusura. Due set a zero, poi 5-1 nel terzo. Il match era virtualmente finito. Sembrava il solito copione, invece lì si è aperta la crepa.Dal 5-1 in poi, Sinner ha perso diciotto giochi a due. Un crollo verticale, fisico prima ancora che tecnico. Sul 5-2 ha ceduto il servizio a zero, sul 5-4 si è capito che non era più un passaggio a vuoto. Si è seduto sui cartelloni, l’arbitro Aurelie Tourte si è avvicinata, poi è arrivato il fisioterapista. Jannik ha spiegato di sentirsi stordito, con la nausea, senza energie. $ rientrato dopo un controllo, ma la partita era già un’altra cosa: Cerundolo correva, spingeva, ci credeva. Dall’altra parte, Sinner provava a restare in piedi dentro una giornata che gli franava addosso.NIENTE ALIBIIl punto è che il caldo non può diventare l’alibi. Lo ha tolto di mezzo lui stesso: «Faceva caldo ma non troppo, non è stato un problema di caldo odi condizioni: oggi il problema ero solo io». «Ho iniziato a sentirmi molto stordito, con pochissima energia, e ho provato a chiudere il match ma non avevo forza», ha spiegato il numero 1. Poi la frase del cortocircuito: «A metà del terzo set mi è arrivata proprio una botta e non sono più riuscito a uscirne». Cerundolo ha avuto il merito più difficile: non tremare davanti al cedimento dell’altro. Ha continuato a giocare come se Sinner fosse ancora integro, senza pietà e senza fretta. Lo ha costretto a muoversi quando muoversi era diventato il problema e ha trasformato un’occasione enorme in un’impresa. Per lui è storia, per Sinner una delle sconfitte più rumorose della carriera. Rumorosa perché arriva presto, troppo presto. Rumorosa perché Parigi era l’obiettivo della stagione. Rumorosa perché attorno a Sinner si era costruita l’idea di un campione impermeabile a tutto.
Sinner, si è spenta la luce: il piano per non mandare all'aria anche Wimbledon | Libero Quotidiano.it
A Roma, a guardarlo bene, qualche scricchiolio si era già sentito. Coperto dalle vittorie, dai numeri, dall’abitudine quasi pericolo...














