di
Rinaldo Frignani
Il racconto della 32enne soccorsa da un passante dopo essere rimasta tre giorni in balìa degli occupanti del palazzo di via Tallone. «Ho chiesto aiuto a chi c'era dentro, ma nessuno è intervenuto». I tanti precedenti dei 5 arrestati
«Ricordo che mentre mi stavano violentando, uno degli stupratori mi ha puntato una pistola alla testa. “Non uscirai da qui, morirai qui dentro - mi diceva -, hai visto in faccia troppe persone». E a queste parole la vittima, una ragazza colombiana di 32 anni, arrivata a Roma da Siviglia, secondo la sua versione il 16 maggio scorso con un’amica e connazionale e ospiti di un ostello all’Esquilino (dal quale quest’ultima ha fatto il check out il giorno successivo), ha capito che doveva fare di tutto per scappare dall’inferno del palazzo occupato di via Cesare Tallone, a Tor Cervara, più volte sgomberato negli ultimi anni, come quello vicino in via Raffaele Costi, ma teatro di omicidi, aggressioni, stupri, spaccio di droga e incendi dolosi. Luoghi tuttora pericolosi visto che ieri gli occupanti ancora una volta, fra loro anche clandestini e pregiudicati, hanno minacciato i giornalisti.
I 5 uomini tutti clandestini, più volte espulsiIn 29 sono stati portati all’Ufficio immigrazione nella giornata del 22 maggio scorso nel blitz della polizia dopo la denuncia presentata dalla 32enne, medicata al Policlinico Casilino dopo essere rimasta vittima di uno stupro di gruppo, aggravato dalla minorata difesa della donna, positiva a droghe e farmaci tranquillanti che le sarebbero stati somministrati dagli aggressori durante i tre giorni di prigionia e abusi nelle stanze del palazzo. Grazie alla sua testimonianza, e al suo racconto dettagliato dei fatti, gli agenti della Squadra mobile hanno arrestato Paul Nwabueze e Isibor Wisdom, nigeriani di 39 e 29 anni, Karamba Kanteh e Lamin Saidykhan, gambiani di 38 e 29 anni, e il maliano Harouma Traore, di 43. Sono tutti clandestini, più volte espulsi, con numerosi alias (solo Lamin ne ha dodici) per sfuggire alle condanne penali, con precedenti che vanno, a vario titolo, dallo spaccio di droga ai maltrattamenti in famiglia, alla frode informatica alla resistenza a pubblico ufficiale. Altri 11 occupanti sono stati condotti in vari Centri di permanenza per il rimpatrio per essere espulsi.












