di

Giovanni Bianconi

Le rivelazioni: in Brasile riciclaggio da 74 milioni

«Lui nun vulìa.. lui non prendeva il pizzo, lui voleva la percentuale... veniva tutti i mesi a chiedere a Castelvetrano, a Partanna... di 100.000 lire al mese, dammi lu dieci per cento». Lui è Matteo Messina Denaro, Iddu, in siciliano, detto anche ‘u Siccu, «il Secco». E proprio in siciliano stretto, durante un interrogatorio del marzo scorso, il neo-pentito Vincenzo Spezia ha raccontato ai pubblici ministeri antimafia di Palermo come il boss stragista arrestato nel 2023 dopo trent’anni di latitanza (e morto 9 mesi più tardi) s’era imposto entrando in tutti gli affari nella sua provincia. Compreso il traffico di droga gestito da Giacomo Tamburello da Campobello di Mazara e dalla sua famiglia: «Quando accuminciaru a fare i muovere i soldi, ci si'immisca ‘u siccu, Matteo»; quando cominciarono a guadagnare si mise in mezzo «il Secco», Messina Denaro.

«Da socio, quello era socio da tutte le parti», precisa Spezia. Spiegando che glielo confidò il boss in persona, durante un colloquio nel quale lui nominò Tamburello per averlo da poco incontrato in Spagna, e Messina Denaro ribatté che da quella stessa persona intascava il 10 per cento «sul guadagno che avevano cu’ l’hashish».