«Perché quelli… quelli neanche una lira hanno… (u cucugnato?)… la moglie, i figli, non hanno neanche una lira… incomprensibile… capito?» Che Giacomo Tamburello fosse uno dei finanziatori della famiglia di Matteo Messina Denaro a confermarlo ci sono le carte investigative del passato quando il narcotrafficante ha incontrato Antonio Messina, l'avvocato massone ritenuto il «cassiere» di Cosa nostra trapanese e amico intimo di Salvatore Messina Denaro, fratello del defunto boss. All’avvocato Messina Tamburello dava le somme che andavano a finire direttamente al boss. Erano gli anni di seria difficoltà economica per il latitante e già il figlio del «re della droga» siciliano, Luca, era già a conoscenza dei traffici e delle dinamiche illecite del padre.
«La gente non è capace nessuno… se non giuro io, ho dieci persone che… non sanno fare, hanno bisogno di… (te… te… te…), hai capito? Di essere guidate, ed io che sono … devo stare… hai capito?», diceva il padre al giovane manager della finanza internazionale che nel 2016 nel clou della sua conoscenza degli affari di famiglia aveva messo le mani sul patrimonio cercando di vendere e acquistare nuovi immobili. Un vero e proprio affare che la madre Maria Antonina Bruno, anche lei finita in carcere con il marito e il figlio, ha cercato di bloccare dopo un serrato confronto con l’ex marito. Le intercettazioni sono in possesso della Procura di Firenze che aveva aperto un fascicolo per spaccio internazionale di droga dopo le «soffiate» di Paolo Salvatore Truglio, anche lui di Trapani ma residente a Siena, che si riforniva di hashish e cocaina nella zona di Marbella/Malaga tramite «un personaggio siciliano residente in Spagna». Quei dialoghi sulla proprietà e sugli affari di famiglia erano poca cosa rispetto al lavoro che i carabinieri stavano conducendo. Ma è rimasta traccia.










