Sembrava un insospettabile negoziante di vestiti di Campobello di Mazara, Giacomo Tamburello, 66 anni, di quel paesino siciliano dove il boss mafioso Matteo Messina Denaro aveva costruito il suo ultimo covo, e invece era un trafficante di droga di primo piano. Entrato e uscito più volte dalle carceri italiane e spagnole, non ha mai rinunciato ai vecchi affari con gli stupefacenti, in questo ambito la sua carriera era cominciata da giovanissimo, quando aveva 20 anni. Oggi i finanzieri, su ordine della Dda di Palermo, si sono presentati a casa della madre dove sconta i domiciliari per notificargli l'ordine di arresto. Lui è stato arrestato dunque in provincia di Trapani mentre sono finiti in manette in Spagna l'ex moglie e il figlio. Imponenti i sequestri: sono stati bloccati beni per 200 milioni ad Andorra, Gibilterra, Lussemburgo, Svizzera, Montecarlo, Libano e nelle isole Cayman. Determinante per la procura di Palermo è stato il contributo di 2 nuovi pentiti. Stessa misura è stata disposta per l'ex moglie Maria Antonina Bruno e per il figlio Luca, tutti coinvolti nel remunerativo business di famiglia gestito sotto il controllo del clan di Matteo Messina Denaro. Contestualmente a questi tre arresti eccellenti c'è stato il sequestro di beni e società. L'inchiesta, che ha portato la Finanza nelle banche di mezza Europa e di diversi paradisi fiscali, è nata dalla segnalazione di un istituto di credito di Andorra che nei conti milionari della Bruno ha voluto vedere chiaro. Da lì la Dda di Palermo, coordinata da Maurizio de Lucia, è partita per ricostruire le enormi ricchezze dei Tamburello. Le sue attività illegali, si legge nel provvedimento del gip, "sono sempre state caratterizzata da un consapevole rapporto di contiguità funzionale con Cosa nostra, con particolare riferimento alla famiglia di Campobello di Mazara e, più in generale, al mandamento di Castelvetrano, a cui è risultato collegato attraverso esponenti di spicco": il gotha della mafia trapanese rappresentato da boss come Nunzio Spezia, Antonio Messina, Leonardo Bonafede che del padre di Matteo Messina Denaro, Francesco, era solido alleato.L'ultimo e unico reddito lecito di Tamburello risale al 1985, quando gestiva un negozio di abbigliamento. Da allora ai funzionari delle banche in cui depositava fiumi di denaro prima di investirli in azioni, titoli, attività commerciali e immobili, diceva di aver ereditato grosse somme o di aver guadagnato col mattone. Idem l'ex moglie. Il figlio Luca, pure coinvolto nei traffici, si è laureato in discipline bancarie e finanziarie internazionali e ha lavorato in istituti di credito come Morgan Stanley a Londra, esperienze che gli hanno consentito di stringere i rapporti con la finanza che conta. Gli enormi flussi di denaro incassati con la droga dalla fine degli anni '80 Tamburello e Bruno li hanno investiti grazie a società paravento e prestanomi. Il figlio, secondo i pm, "acquisite le necessarie competenze tecniche ha nel tempo affiancato il padre nella gestione dei patrimoni illeciti". Il 10% dei traffici di Tamburello andava a Messina DenaroSui traffici di droga milionari che il narcos Giacomo Tamburello faceva in tutta Europa Matteo Messina Denaro prendeva il 10% e la stessa percentuale pretendeva dai costruttori, dai produttori di vino e olio e dalle imprese del territorio. A raccontarlo agli investigatori che oggi hanno arrestato Tamburello, l'ex moglie e il figlio, è il pentito Vincenzo Spezia, boss della famiglia mafiosa di Campobello di Mazara. "I soldi i Tamburello li hanno sempre dati a Matteo Messina Denaro perché altrimenti li ammazzava. Sono a conoscenza che la percentuale del 10% gli veniva data per ogni carico di droga che arrivava dal Marocco - ha detto ai pm di Palermo - Era a conoscenza dei carichi e del loro arrivo perché era amico di quelli che smerciavano la droga una volta che questa dalla Spagna arrivava a Brescia e da lì veniva smerciata in tutta Italia". Il collaboratore parla di un vero e proprio rapporto societario tra il padrino e il narcos che gestiva i traffici internazionali di stupefacenti anche nell'interesse dell'associazione mafiosa. "All'inizio no, però quando accominciaru a fare muovere i soldi, si c'immisca u sicco (si immischiò il secco, soprannome di Messina Denaro ndr) - racconta - Eravamo a Sciacca; parlando così, ci dissi: 'Io vengo dalla Spagna, ivu (andavo ndr) nìcazzitieddi (soprannome dei Tumbarello ndr)'". E, racconta il pentito, Messina Denaro rispose :"Ah, che mi dici? Chisti midetteru u 10% degli introiti"."Lui non prendeva il pizzo, - spiega il collaboratore - lui voleva la percentuale, dice veniva tutti i mesi, a chiedere a Castelvetrano, Partanna". "Spezia ha svelato come il rapporto di fedeltà con Messina Denaro abbia consentito a Tamburello - scrivono i pm - di gestire senza limiti i profitti illeciti derivanti dall'attività di narcotraffico. Autorizzato a intraprendere ed instaurare accordi di acquisto e vendita di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti proprio dal capo indiscusso di Cosa nostra, elargiva all'ex latitante a margine di tale patto illecito, una percentuale di guadagni". Nel 2016, parlando con un socio Tamburello, con riferimento a soldi da consegnare, indicava tra i destinatari una persona che si doveva sottoporre ad un'operazione, probabilmente chirurgica. "Il tempo che si fa il coso... l'operazione..", diceva. Secondo gli inquirenti, che hanno scoperto che quell'anno il capomafia ricercato si sera sottoposto a un intervento di ernia inguinale, parlava proprio di Messina Denaro.
Il narcotrafficante e la sua famiglia: i Tamburello gestivano i soldi della droga di Messina Denaro
Il 66enne di Campobello di Mazara (Trapani) con la ex moglie e il figlio fresco di studi internazionali in economia, gestivano un patrimonio di almeno 200 milioni di euro, oggi gli arresti e il maxi sequestro. Il pentito: "Al boss andava il 10%"










