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Marco Imarisio

Sinner e il crollo di ieri: una partita dominata per due set e mezzo, quella contro Cerundolo, poi il caldo, la nausea e i crampi. Sinner prova a resistere, ma il sogno parigino sfuma per un malore

DAL NOSTRO INVIATO PARIGI - Come una lieve imprecisione. Siamo 5-1 in un terzo set dominato, ancora più degli altri due. Jannik Sinner è al servizio. Il game scorre veloce a favore del suo avversario, il malcapitato e rassegnato Juan Manuel Cerundolo, sembra uno di quei giochi perduti per rilassamento, scampoli in omaggio di una partita già finita e mai cominciata. Ma l’ultima seconda palla di servizio del campione italiano parte sghemba, con un gesto innaturale, e finisce lunga. Troppo lunga, persino per un errore.

Poco male, pensiamo tutti. La pratica sta per essere archiviata come al solito. Invece quella rigidità alla quale nessuno fa caso, quel falso movimento, è il primo sintomo. Sta succedendo qualcosa, anche se nessuno se ne accorge, ed è sempre facile scrivere con il senno di poi. La verità è che anche il game seguente, vinto dal giocatore argentino, non desta eccesivi sospetti. Ma quando torna alla battuta, il malessere che sta covando all’interno di Jannik diventa evidente. A tutti, e soprattutto a lui. Sul 5-4, 0-40 sul proprio servizio, il campione italiano barcolla. Si appoggia ai tabelloni e poi sulla racchetta, in evidente difficoltà fisica. Chiama il giudice arbitro, la francese Aurélie Tourte, la quale gli consente la visita dei medici e poi lo autorizza a rientrare negli spogliatoi per ricevere un trattamento.