Fino al 5-2 del terzo set era stato il solito Sinner: pulito, feroce, ordinato. Come sempre accaduto in questa stagione su terra rossa: superiore. Prende in mano il match dal primo quindici, spinge da fondo, varia con naturalezza, usa anche tocco e serve and volley, lasciando a Cerundolo soltanto brandelli di partita. Poi, all’improvviso, il blackout: perde il game mentre serve per chiudere, poi nel cambio di campo comincia a massaggiarsi le cosce e poco dopo si ferma del tutto. Sullo 0-40 del decimo game, Sinner chiede l’intervento del fisioterapista e lancia un segnale al suo angolo: “Non mi sento bene, ho bisogno di vomitare”. Esce dal campo accompagnato dallo staff medico, rientra dopo qualche minuto, ma non è più la stessa versione dell’azzurro. Il caldo di Parigi - oltre i 30 gradi, con una temperatura percepita tra i 34 e i 35 - pesa come una cappa sul resto del match. Da quel momento Sinner prova a restare dentro la partita quasi solo con la testa. Accorcia gli scambi, cerca la smorzata, va a rete, si aggrappa all’esperienza e a qualche lampo di mano, ma le gambe non lo accompagnano più. Cerundolo capisce subito il cambio di scenario, comincia a muoverlo da una parte all’altra, lo costringe a rincorrere e si prende il campo e l’inerzia del match. Jannik perde il terzo set, poi cede di schianto anche il quarto, con Simone Vagnozzi che in panchina gli suggerisce di pensare ormai al quinto. In totale, dopo il malore, l’azzurro finisce per perdere 17 degli ultimi 19 game. Cerundolo ha avuto il merito di non uscire dalla partita e di sfruttare fino in fondo la finestra che si è aperta. Per Sinner, invece, Parigi si chiude nel modo più amaro: a un game dal traguardo e dalla possibilità di continuare a giocarsi il Career Grand Slam, rimandato al prossimo anno.