Tra piccoli borghi che rinascono grazie a progetti d'amore e grandi opere che minacciano il paesaggio, il nuovo report di Legambiente invita a riflettere su quale impronta si vuole lasciare sulle nostre montagne
Il fascino delle vette, il silenzio e quella sensazione di pace profonda che solo la quota sa regalare. Per molte persone la montagna è un rifugio dell’anima, un luogo dove ritrovare un contatto autentico con la natura. Eppure, dietro la bellezza da cartolina delle nostre Alpi, si sta giocando una partita decisiva per il futuro del pianeta. A tracciare questa mappa del cambiamento è l‘ultimo report di Legambiente, la storica associazione ambientalista italiana, che ogni anno assegna le sue celebri Bandiere verdi e Bandiere nere, un viaggio dettagliato attraverso le vette italiane per raccontare dove la montagna sta rinascendo e dove invece rischia di essere ferita da scelte miopi.
Bandiere verdi e nere: il riscatto delle comunità
La cura del territorio non è un concetto astratto, ma ha il volto delle persone che scelgono di restare, di investire e di proteggerlo. Le Bandiere verdi assegnate quest’anno sono 19: in cima alla classifica della sostenibilità si posiziona il Friuli-Venezia Giulia, seguito da vicino dal Trentino-Alto Adige, dal Piemonte, dalla Lombardia, dalla Valle d’Aosta e dal Veneto. Queste aree sono state premiate per la capacità di creare progetti che rispettano la natura, anche inventando nuove forme di turismo, come quello lento.









