Esultano tutti. Esulta la Finanza, che ha fatto il giro del mondo per venire a capo di ’sta roba qua. La Svizzera, la Spagna, il Libano. Le immancabili isole Cayman. Esultano gli investigatori e il procuratore. Esulta il ministro dell’Economia, che con questi duecento milioni ci vengono un paio di giorni di sconti sulle accise, esulta la premier Giorgia Meloni, che aggiunge che i duecento milioni serviranno per rafforzare la sicurezza «nelle stazioni». Esultano tutti, insomma, per l’operazione antimafia di ieri, coordinata dalla Procura di Palermo, che ha portato alla scoperta del “tesoro di Matteo Messina Denaro”.

Tre arresti, sequestri per oltre duecento milioni di euro, società sparse tra Andorra, Gibilterra, Cayman, Marbella, Monaco, Lussemburgo e mezzo Mediterraneo. Una storia che sembra uscita da una serie Netflix scritta male, ma con budget altissimo: ville da sogno, società offshore, oro nascosto, affitti da ventiquattromila euro a settimana, narcos di provincia trasformati in finanzieri globali.

La Procura racconta che tutto parte da Giacomo Tamburello, commerciante di vestiti a Campobello di Mazara diventato negli anni uno dei grandi trafficanti di droga siciliani, uomo vicino al mandamento di Castelvetrano e soprattutto a Matteo Messina Denaro. Arrestati anche il figlio Luca e l’ex moglie Maria Antonina Bruno. Secondo gli investigatori, i soldi del narcotraffico sarebbero stati reinvestiti per decenni in attività finanziarie e immobiliari all’estero, con il placet del boss latitante.