Non opposizione al licenziamento e incentivi all’esodo. È questo il cuore dell’ipotesi di intesa per la vertenza McQueen, il brand del gruppo Kering al centro di una ristrutturazione annunciata nelle scorse settimane dall’ad, Luca De Meo (nella foto). In partenza gli esuberi erano 54, con dimissioni e pensionamenti si sarebbero ridotti a 35. Alla fine dell’intesa sarà un esodo volontario e incentivato senza ammortizzatori sociali, ipotesi che l’azienda ha sempre respinto. Massimo riserbo da parte dei sindacati sui dettagli dell’intesa; da stamani sarà portata nelle assemblee dei lavoratori e poi, se sarà ratificata, il 4 giugno ci sarà la firma definitiva al ministero. Si apre così uno spiraglio nella crisi (esplosa a marzo scorso), dopo che era stata annunciata la pesante ristrutturazione nei siti italiani di Scandicci, Novara e Parabiago. Una decisione che aveva immediatamente provocato la reazione dei sindacati che avevano definito "pesantissimo" l’impatto occupazionale della scelta aziendale. L’ipotesi di accordo maturata in queste ore andrebbe nella direzione chiesta fin dall’inizio dalle organizzazioni sindacali: ridurre il più possibile il numero degli esuberi effettivi, favorire uscite volontarie. Un’intesa che, se confermata dal voto dei lavoratori, potrebbe almeno incentivare le uscite in modo da sostenere i lavoratori. Ma l’intesa su McQueen non esaurisce la questione: all’orizzonte c’è il di revisione strategica globale del marchio voluta dal gruppo Kering. Resta alta l’attenzione anche sul futuro produttivo dei siti italiani e sulla tenuta della filiera, in una fase complessa per il settore moda, alle prese con il rallentamento della domanda internazionale del lusso. Su questo c’è ancora da capire quale sarà la ricaduta sul territorio.