A ottobre 2025, quando i lavoratori Kering incrociarono le braccia, qualcuno provò a ridurre quella protesta a una vertenza sullo smart working. Oggi, con il piano ReconKering presentato ai mercati, il caso Alexander McQueen aperto e 54 esuberi dichiarati tra Scandicci, Novara e Parabiago, quella lettura appare quantomeno parziale. Per la Filctem Cgil il punto era già allora un altro: il progressivo deterioramento delle relazioni sindacali e l’esclusione dei rappresentanti dei lavoratori dalle scelte strategiche del gruppo. Ora quello scenario, secondo il sindacato, si è fatto molto più concreto e il 20 maggio è stata proclamata una nuova giornata di mobilitazione. Al centro ci sono i licenziamenti in Alexander McQueen, ma il perimetro della protesta è più ampio e riguarda l’intero piano di riorganizzazione di Kering, il gruppo francese proprietario, tra gli altri, di Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga e Brioni. ReconKering è stato presentato da Luca de Meo come la strategia per riportare il gruppo su una traiettoria di crescita, ridurre inefficienze, razionalizzare la rete retail, rafforzare i brand e raddoppiare nel medio periodo la marginalità operativa. Ma per la Cgil manca il passaggio fondamentale: dire con precisione quale sarà il costo sociale di questa ristrutturazione. Ne abbiamo parlato con Massimo Bollini, coordinatore nazionale per la Filctem Cgil, che ci ha spiegato perché il caso McQueen rischia di essere solo l’inizio di un terremoto sociale molto più ampio.
"Inaccettabili 54 licenziamenti in Alexander McQueen, a rischio l'intera filiera. Stanno facendo l’elefante a fette, ma mentre tagliano cercano personale all'esterno": sciopero generale dei dipendenti Kering il 20 maggio
Licenziamenti in Alexander McQueen, filiera in crisi e sindacati esclusi dal piano ReconKering: il 20 maggio i lavoratori Kering scioperano.






