La Difesa è il suo mulino a vento e Guido Crosetto è il Don Chisciotte. Vuole attivare i fondi Safe, i prestiti agevolati per la Difesa, e lo ripete, a Meloni e Giorgetti, con insistenza, sotto forma di lettere e telefonate perché: “Potrei tranquillamente infischiarmene. Politicamente so benissimo che la mia richiesta non è popolare, ma io lo faccio per il paese. I risultati si vedranno quando non sarò più ministro e forse tornerò alla mia vecchia vita”. Ai colleghi cita sempre lo stesso esempio: la Difesa è come il nucleare e solo oggi abbiamo capito quanto sia importante averlo. Racconta delle sue visite ai data center degli istituti di credito e domanda: vi siete mai chiesti cosa accadrebbe se venisse inoculato un virus inerte nei sistemi bancari? Per ripristinarli servirebbero quindici giorni. Immaginate i bancomat paralizzati per settimane, le file, le scene per strada. Chi ha avuto la fortuna di leggere la lettera che Crosetto ha spedito a Giorgetti, quel suo fai “presto, decidi”, racconta che il tono era quello di un ministro angosciato, sul serio, come se la guerra fosse imminente perché anche se Trump dovesse concluderla, davvero, questa sua sciagurata avventura in Iran, le “policrisi” non finiranno. La decisione sui fondi Safe, che non sono stati attivati, non arriverà, almeno non ora, non prima del 2 giugno, anche perché la paventata scadenza del 31 maggio, non è ultimativa. Sarebbero termini consigliati, non perentori e che riguardano i grandi progetti. Meloni ha dichiarato ancora una volta, lo ha già fatto durante l’assemblea di Confindustria, che serve “equilibrio”, la sicurezza bilanciata con l’energia e che al Safe si potrebbe accedere in una seconda battuta.Crosetto è a Singapore ma non si pente anzi, “se pensassi da politico starei in silenzio”, ma spiega a chi ci parla: “Io sono ministro della Difesa e onorerò questo mandato”. Hanno ragione tutti e tre, Meloni, Giorgetti e Crosetto ma hanno tre compiti diversi. Meloni deve bilanciare la ragion di stato e il consenso, Giorgetti deve pensare all’equilibrio di bilancio, ma Crosetto, che è ministro della Difesa, cosa può rispondere ai militari che smontano pezzi di vecchi elicotteri per rimontarli sui nuovi? La Difesa va al passo con la tecnologia e perdere anni significa rimanere indietro. I militari lamentano ancora la riforma delle forze armate, l’anno zero della riforma Di Paola e chiedono a Crosetto mezzi sicuri, avanzati. Non è solo un problema di equipaggiamento, è un racconto che Crosetto definisce “culturale”. In Italia passa ancora l’idea che difesa siano le munizioni e non la tutela dei dati. E’ stato poco raccontato ma nei porti italiani ci sono dipendenti che si rifiutano di scaricare materiale militare. La Germania sta convertendo le sue aziende automobilistiche in aziende militari. In Italia c’è la crisi Electrolux. Per Crosetto in un paese adulto si potrebbe immaginare di far acquisire l’Electrolux a Leonardo e dare lavoro. Come verrebbe presa questa proposta se formulata? Dice a volte, “mi prendono per guerrafondaio, quando provo a dire queste cose manca poco e vengo fucilato”. Nella legge di Bilancio i militari fanno notare che il rapporto pil/spesa militare è sceso da 1,61 per cento a 1,59 per cento. Si è criticata la cessione della nave Garibaldi, della Marina militare, all’Indonesia ma alla Difesa ricordano: “Per metterla in mare occorreva un equipaggio di 800 persone mentre per la nave Trieste, più moderna, ne bastano quattrocento. E’ un esempio. Quei 400 militari possono essere impegnati in altre attività. Crosetto prova a smentire il tono dello scontro fra lui e Meloni, il racconto limpido di Ileana Sciarra sul Messaggero. Contesta il tono ma non può negare che le richieste della Difesa si scornano con le ragioni di Giorgetti. Il ministro leghista si rimette a Meloni e ogni volta rimanda alla presidente perché “la decisione sui fondi Safe è politica” e Meloni ha già risposto. Perché Crosetto si sta battendo adesso? E’ convinto che solo il governo Meloni abbia la forza di prendere questo treno, questa occasione e che per paradosso a beneficiarne saranno altri, chi verrà dopo di lui. Più volte gli è capitato di ricordare che aveva lasciato il suo lavoro, che è stato chiamato da Meloni e che è vero che è un cofondatore di FdI, un politico, ma oggi è ministro della Difesa e “voglio farlo bene”. L’esperienza della Sardegna, della presidente M5s, Todde, che si è schierata con Rwm, la fabbrica di armi, che porta lavoro, al punto da sostenerla nel ricorso al Tar, è per Crosetto la prova di quello che si verificherà. Tra vent’anni è sua opinione che ci accorgeremo quanto costa il “no”. Il no al nucleare, il no al Safe. Sono pensieri che trovano sponda in Lorenzo Guerini, la parte riformista del Pd, ma che scontano l’onda del tempo. Sono temi che fanno perdere le elezioni e alle porte c’è Vannacci, un generale astuto. Da militare aveva uno stile infallibile: firmava solo quello che c’era da firmare. La politica, come prova ad argomentare Meloni, impone decisioni che scontentano. I pericoli che vede Crosetto sono gli stessi che vedono Meloni e Giorgetti e pure loro come il Don Chisciotte pensano: “Sappi, Sancho, che un uomo non vale più d’un altro se non fa più d’un altro”.