Il ministro della Difesa e le frizioni con Meloni e Giorgetti sul fondo Safe: «La lealtà verso il governo non mi impedisce di dire ciò che ritengo giusto»
«Dimettermi? Perché dovrei? Sono certo che verranno rispettati gli impegni e ho la certezza che Meloni e Giorgetti così come Tajani e Salvini siano consapevoli di ciò che sia giusto fare». Il ministro della Difesa Guido Crosetto rilascia una lunghissima intervista ad Alessandro De Angelis per La Stampa, ma soltanto alla fine affronta l’argomento che in questi mesi ha causato frizioni sotterranee tra lui e il governo. Ovvero la lite sul fondo Safe per la difesa. «Potremmo magari usarlo per finanziare gli impegni del 2027», dice prima Crosetto. Che poi alla domanda se si è arreso, risponde: «La lealtà verso il governo non mi impedisce di dire ciò che ritengo giusto. Il mio compito è rappresentare le esigenze della Difesa. Poi le decisioni spettano all’esecutivo e sono certo che gli impegni verranno rispettati».
Crosetto, le dimissioni e il fondo Safe
La frizione interna al governo parte dalle spese Nato per la difesa e dalla richiesta Usa di portarle al 5%: «L’Italia ha già avviato con serietà il percorso concordato al vertice dell’Aia. Oggi ci presentiamo con una spesa pari al 2,8% del PIL: il 2% destinato alla difesa in senso stretto, lo 0,8% alle spese per la sicurezza. Quindi siamo già significativamente avanti nel percorso verso gli obiettivi», premette Crosetto. Che poi giura: «L’Italia farà la propria parte. Quest’anno non è stato possibile destinare integralmente l’incremento dello 0,15%, a causa della procedura di infrazione, ma confidiamo che possa essere recuperato già nel prossimo esercizio di bilancio. L’importante è mantenere una traiettoria credibile».









