CORDENONS (PORDENONE) - A logorare i rapporti di vicinato solitamente sono dispetti, litigi, rumori molesti e controversie legate a confini o agli spazi condominiali. Stavolta a turbare gli equilibri è stata una telecamera puntata sul terrazzo di una famiglia che vive in via Maestra a Cordenons. Il caso è stato portato all'attenzione della Procura, che ha individuato due ipotesi di reato: lo stalking e le interferenze illecite nella vita privata.

L'imputato - un 74enne difeso dall'avvocato Antonio Malattia - ieri ha affrontato il processo con rito abbreviato nell'udienza preliminare del gup Piera Binotto (pubblico ministero Carmelo Barbaro). È stato assolto con formula dubitativa dagli atti persecutori ed è stato condannato a sei mesi, pena per la quale ha beneficiato dello sconto di un terzo, per aver rivolto la telecamera verso i vicini. La pena sarà sospesa soltanto se verrà versata alla parte civile, costituita con l'avvocato Fabio Gasparini, una provvisionale di duemila euro. Il risarcimento andrà quantificato in sede civile. LA VICENDA Tra i due vicini da anni ci sono tensioni. Screzi e disturbi avevano già portato l'imputato davanti al giudice di pace, dove il procedimento è finito con un'assoluzione. Nell'agosto 2022 la vittima si è rivolta alla Polizia di Stato e il questore di Pordenone ha emesso un ammonimento nei confronti del 74enne, affinché modificasse il suo comportamento molesto. Quest'ultimo ha reagito chiedendo, sulla base di indagini difensive, un contro-ammonimento, ma il Questore lo ha respinto confermando il provvedimento originario. L'installazione della telecamera, posizionata dietro a un condizionatore, puntata sul terrazzo dove il vicino è solito cenare, con l'obiettivo che può inquadrare anche le scale esterne, ha generato una certa ansia. Era un modo per controllare la vita privata della vittima? LA DIFESA L'avvocato Malattia conta di ribaltare la sentenza in appello. «Non c'era alcuna intenzione di spiare il vicino o di procurarsi immagini della vita altrui - spiega - Il mio assistito non è neanche in grado di estrapolare i fotogrammi, peraltro non ha mai visionato le immagini. Aveva soltanto posizionato quattro telecamere per evitare intromissioni». Nella sua discussione, per ridimensionare la portata dell'accusa, ha fatto leva anche sul fatto che la parola della parte offesa, essendo un ex rappresentate delle forze dell'ordine, avrebbe avuto maggior peso rispetto a quella di un cittadino normale.