Ricevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciSono vicini di casa, ma lontani più che mai. I rapporti tra le due famiglie, che abitano nello stesso condominio, si sono deteriorati anni fa, a causa di condotte moleste e dispetti che si sono rinfacciati reciprocamente. Si sono susseguiti vari tentativi di ricomporre i contrasti andati a vuoto, telefonate alle forze dell’ordine accorse nel palazzo del quartiere dell’Acquedotto, e poi si è passati alle vie legali con denunce recoproche. In tribunale i componenti di entrambi i nuclei, in tutto 5 persone, hanno sfilato in duplice veste, sia come imputati sia come parti offese per il reato di stalking condominiale.

Alla fine del processo di primo grado, il giudice Greta Bonora ha riconosciuto responsabile un capofamiglia ora 58enne e lo ha condannato a 8 mesi e a pagare una provvisionale alla coppia di anziani, mentre gli altri quattro sono stati tutti assolti. Tutto è nato quando una coppia di marito e moglie, ora ultra70enni, stanchi dei comportamenti di una famiglia in affitto al piano di sotto – padre e madre over 50, più il figlio 30enne – ha segnalato i problemi nelle assemblee condominiali, si è rivolta a un legale, ha contattato il proprietario della casa dei vicini e ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. L’altro nucleo, quello composto da tre persone, ha risposto sporgendo denuncia, a cui ha ribattuto con un’altra la coppia di anziani: da qui l’avvio del procedimento penale poi approdato al processo con rito ordinario. I coniugi ultra70enni, difesi dagli avvocati Jenny Loforese (il marito) e Caterina Caldarola (la moglie) sono stati assolti dall’accusa di aver commesso una serie di condotte persecutorie tra il 2016 e il 2019.