MESTRE (VENEZIA) - «Oggi, per la prima volta dopo 13 anni, io e mia moglie abbiamo potuto uscire di casa senza il terrore che qualcuno potesse aggredirci alle spalle. Oggi, per la prima volta dopo tutti questi anni, abbiamo smesso di sentirci prigionieri a casa nostra: finalmente liberi». Dopo dieci anni di denunce, aggressioni, minacce, danneggiamenti e continui interventi delle forze dell’ordine, per il 40enne mestrino divenuto ormai noto come “l’incubo di Carpenedo”, si sono aperte le porte del carcere. Ieri mattina, infatti, gli agenti della polizia di Stato hanno fatto irruzione nell’alloggio comunale di via San Donà in cui l’uomo – invalido e costretto su una sedia a rotelle – viveva e l’hanno accompagnato al Due Palazzi di Padova in via cautelare, per aver violato più volte gli arresti domiciliari. Oltre a difendersi dalle accuse di stalking, dunque, dovrà ora rispondere anche di evasione.

Anni di denunce Moltissimi gli episodi contestati all’uomo in carrozzina: su di lui pendono oltre dieci anni di denunce e precedenti per spaccio, lesioni, aggressioni, minacce; lanci di sanpietrini contro bambini, auto e vetrine di negozi che si sono persino visti costretti a chiudere; ma anche furti, molestie, stalking, tentate rapine e continue scene di violenza che avevano esasperato l’intera zona. Nei mesi scorsi il caso era diventato persino di rilevanza nazionale dopo che una delle sue vittime, la 58enne Annalisa T., aveva deciso di denunciare la propria vita da incubo nel condominio in cui risiedeva anche l’uomo. «La mia paura più grande è stata quando ha cercato di sfondarmi la porta di casa – racconta –, ma anche quando ha tentato di strapparmi la borsetta mentre salivo in ascensore rompendomi il polso». La donna sostiene di non essere stata l’unica ad aver subito anni di minacce e violenze. «Lanciava i sanpietrini che raccoglieva da terra addosso a chiunque, in particolare contro bambini e donne anziane – spiega –. Un ristorante della zona ha dovuto chiudere perché tirava sassi contro le auto dei clienti e le vetrine del locale». Tra gli episodi più inquietanti denunciati dalla donna ci sarebbero anche quelli legati al gas. «Una volta ha preso a colpi di accetta il contatore del gas e c’è stata una fuga. Sono stati i vigili del fuoco a portarmi in salvo trascinandomi fuori casa. Poi, il 31 dicembre scorso, sempre i vigili hanno trovato tre bombole di gas posizionate da lui nel condominio: voleva far saltare in aria tutto». Secondo quanto ricostruito dalla polizia, negli ultimi mesi il 40enne avrebbe preso di mira anche un locale pubblico del quartiere. I titolari avevano denunciato continue aggressioni ai clienti, lancio di arredi, furti di bottiglie e scene di degrado. In alcune occasioni l’uomo si sarebbe perfino denudato tra i tavolini e le sedie del plateatico e avrebbe urinato davanti ai clienti. Una situazione diventata insostenibile. Nel mirino «La mia assistita, tempo fa, ha persino fatto lo sciopero della fame affinché qualcuno intervenisse – spiega l’avvocato di Annalisa, Matteo D’Angelo – ma non è servito. Annalisa è diventata il suo bersaglio preferito da quando lei ha deciso di denunciarlo e di rivolgersi ad uno studio legale, dopo aver subito un tentativo di rapina. La donna aveva dunque presentato in Comune istanza di cambio di alloggio, ma gli uffici della direzione coesione sociale gliel’hanno negato perché non avrebbe difficoltà motorie che le impedirebbero di accedere all’appartamento. Anni fa aveva tentato anche la strada dello sciopero della fame per convincere l’ente ad aiutarla: via mail la sua assistente sociale le aveva allora detto di aver sollecitato il responsabile della sua pratica in Comune. «Mi era stata data disponibilità ad un cambio una volta che avrebbero terminato i lavori di ristrutturazione previsti». Notizie sui cantieri, però, non ne sono più arrivate. Ora che l’uomo si trova dietro le sbarre, Annalisa, i condomini e il quartiere di Carpenedo saranno forse liberi di tirare il fiato.