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Anche quella di due killer professionisti può essere un’azienda come le altre, con problemi di budget, fatturato, risparmi sulle spese. È su questa normalizzazione aziendalistica del crimine, in nome del cinismo e della logica del profitto, che Alessandro Robecchi gioca anche con il suo ultimo nato: «Omicidi Srl», che già dal titolo insiste su questi temi imprenditoriali.

Continuano le gesta, o meglio gli affari, del Biondo e di Quello con la cravatta, inaugurati dal precedente «Il tallone da killer» (ivi, 2025). Una Premiata ditta, la Snap Srl, che si occupa di «ammazzare la gente in modo che sembri un incidente e farla franca». In questo secondo episodio si intrecciano e avvicendano diverse trame, o committenze omicidiarie. Il primo caso è il più interessante, anche se non il principale. L’ingegner Gradani è un ricchissimo imprenditore che, alla soglia dei settanta, da austero, indefesso lavoratore, si concede un cambio di passo, un tramonto da bon vivant, tra svaghi lussuosi e costosissimi, preso dalla sindrome del conto corrente molto più gonfio del tempo che gli resta per spenderlo. Ma il figlio primogenito non gradisce, e incarica la Snap Srl di un lavoro che si presenta facile e pulito. La cosa intrigante, che crea suspense e pieno dispiegamento della vena satirico-polemica di Robecchi, è lo scatenamento mediatico che cannibalizza il caso. «Il voyeurismo delle masse», «la vera pornografia della nostra epoca», i programmi tv che fanno la pesca a strascico tra i fatti di nera.