Lo scaffale

Mario Lavia

Powered by

Il giornalista è un cinico bugiardo. Per scrivere un buon pezzo farebbe qualunque cosa. Per esempio, tradire la sua fonte. Anche se è un amico, o se gli si è fatto credere di essere amico per carpirne notizie. Accidenti, che atto d’accusa questo intrigantissimo “Il giornalista e l’assassino” di Janet Malcolm (traduzione di Enzo D’Antonio, con una postfazione di Emmanuel Carrère, Adelphi), anche lei importante giornalista. Eccellente libro scritto con stile asciutto tipicamente americano dell’inchiesta, o meglio della non fiction, che in certi momenti ricorda l’immortale “A sangue freddo” di Truman Capote, più volte citato. È un libro, al fondo, su un dilemma etico: può un giornalista o uno scrittore far finta di essere dalla parte del protagonista, con cui si è messo d’accordo per dividere gli utili che proverranno dal libro che deriverà da una certa storia, per poi scrivere esattamente il contrario, cioè che l’“amico” è uno psicopatico?

Sembra solo un tema di deontologia professionale. Ma Malcolm va molto in profondità. Giungendo negli abissi profondi della morale, cioè di quella cosa che fa di un uomo un uomo. La vicenda è apparentemente semplice. Nel 1970 vengono scoperti il cadavere di una donna e delle sue due figliolette. Il marito, Jeffrey Mac Donald, viene accusato del barbaro assassinio. Lui nega. Le prove ci sono e non ci sono. Mac Donald incarica il giornalista mezzo squattrinato Joe McGillis di farci un libro così da scagionarlo. Come detto, i profitti verranno spartiti, tanto è sicuro che sarà un best seller. Infatti lo diventa. Nel processo, il giornalista entra a fare parte del collegio di difesa: osserverà meglio la situazione. Però Mac Donald viene riconosciuto colpevole e condannato all’ergastolo. In carcere legge il libro di McGillis, che negli anni era diventato suo fraterno amico, e scopre con orrore che il giornalista era completamente convinto che l’“amico” fosse colpevole. Di lì partirà una causa per diffamazione da parte di Mac Donald, un uomo condannato a vita per omicidio.