De Luca è tornato. Almeno così sembra, se restiamo sul terreno del racconto italiano. In realtà il sindaco di Salerno non era mai andato via. Vincenzo De Luca, dirigente del Pci negli anni Settanta, segretario provinciale nel 1981, diventò nel 1990 vicesindaco e nel 1993 sindaco di Salerno, restando incontrastato leader politico-amministrativo della città da allora (anche come deputato e presidente della regione). Solo nel 2006, fu costretto a uno scontro reale per la guida di Salerno.

A parte quella eccezione, la sua esperienza è un caso unico nella storia dei governi locali italiani: se la sua biografia è largamente conosciuta, forse ci può dire qualche cosa di più sull’evoluzione del governo delle città, sulle tipologie di leadership politica, sui caratteri del sistema dei partiti meridionali. Il primo elemento è quello del potere istituzionale. A partire dal 1993, con l’elezione diretta dei sindaci (e dei presidenti di regione), il processo di personalizzazione del potere locale si è accompagnato con la disgregazione dei partiti di massa repubblicani.

Vincenzo De Luca sindaco di Salerno

In genere, gli attori istituzionali sono diventati decisivi quanto potenti, mentre le nuove forze politiche accentuavano le caratteristiche del tempo: partiti sempre verticalizzati, strutture prevalentemente elettorali, relazioni decisive con il potere mediatico. Nonostante questo, De Luca è stato l’unico sindaco dal 1993 a sopravvivere ai suoi colleghi, addirittura poi a quelli della generazione del 2001 e del 2011, mostrando una forza impressionante, ma anche una dimensione regionale della sua esperienza. Il secondo elemento è il profilo dei vertici istituzionali.