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Claudio Bozza

A 77 anni lo «Sceriffo» rieletto sindaco: la prima volta fu nel '93. Il ruolo del figlio Piero, segretario del Pd. Ecco come l'ultimo animale politico novecentesco è rimasto al potere

DAL NOSTRO INVIATOSALERNO - «Fino a quando avrò il respiro combatterò per Salerno, per la Campania e per il Sud». Tutti aspettano Vincenzo De Luca in municipio per le 18 in punto. Ma lui non si materializza. Sta chiuso in casa, si gode così il suo trionfo. Niente telecamere e giornalisti, che non ama granché (eufemismo). Perché quando lui vuole parlare spalanca i social e dice ciò che vuole, senza contraddittorio. E a 77 anni suonati avverte chi lo credeva fuori da tutto, dopo lo stop al terzo mandato da governatore: «Dovrete continuare a fare i conti con me».

Provoca, talvolta è sprezzante, altre scherza. Ma in realtà è terribilmente serio. Spavaldo come non mai — trentatré anni dopo la sua prima volta, sulle macerie di Tangentopoli — torna a indossare la fascia di sindaco. È la personificazione dell’eterno ritorno di Friedrich Nietzsche. A Salerno l’universo rinasce e rimuore in base a cicli temporali fissati, soltanto che al centro rimane sempre lui: «Don Vicienz». Con tutte le sue contraddizioni, i suoi pacchetti di voti controllati militarmente e pure i suoi fallimenti: emblematico quello del Crescent, mastodontica colata di cemento a fianco della nuova stazione marittima di Zaha Hadid, con appartamenti e decine di fondi commerciali rimasti sfitti. Ora De Luca torna e rilancia: «Salerno sarà la Montecarlo d’Italia». Tipica grandeur deluchiana: «Con palme stile spiaggia di Copacabana».