SALERNO. Benvenuti nel regno di Vincenzo Quinto. Salerno vota, e per la quinta volta da quando, nel 1993, venne introdotta la preferenza diretta del sindaco, sceglie Vincenzo De Luca. Mancano ancora i risultati definitivi, ma è roba da spostare un pochino più giù o più su un’asticella che comunque nessuno, da quando Don Vincè ha deciso di correre di nuovo, non ha mai messo in discussione: vittoria al primo turno, con tanti saluti al Pd nazionale – che non gli ha dato il simbolo - e al campo largo – Avs e Movimento cinque stelle hanno sostenuto un altro candidato, Franco Massimo Lanocita. Così la vittoria è tutta sua, dell’eterno sindaco ed ex governatore della Campania, esponente tra i più ingombranti e più noti – non fosse che per l’imitazione must di Maurizio Crozza - del Partito democratico. Settantasette anni energicamente portati, una carriera iniziata ragazzo nel Pci, carattere vulcanico e fama da sceriffo guadagnata nelle passate sindacature e rinforzata in quest’occasione con una campagna elettorale tutta legge e ordine: «Quando è necessario occorre anche la repressione, senza imbarazzi», ha ripetuto ai suoi concittadini in queste settimane, promettendo pulizia e sicurezza. Salerno come una nuova Montecarlo, ha lanciato lo slogan: chissà perché, gli viene da paragonarsi a un principato. Un radicamento che lo porta a tornare sempre da queste parti, anche dopo le parentesi in Parlamento e al governo, con Enrico Letta premier, come sottosegretario ai Trasporti: fosse per lui, non avrebbe probabilmente mai interrotto l’esperienza da sindaco; ma quando la legge lo ha imposto, è stato un suo fedelissimo a sostituirlo temporaneamente. E a restituirgli lo scettro appena possibile: come questa primavera, quando il sindaco uscente Vincenzo Napoli si è dimesso aprendogli la strada a una nuova corsa. E a un altro inevitabile incidente con il Pd nazionale: la segretaria Elly Schlein lo avrebbe anche sostenuto, in una gara a tempo debito, ma questa accelerazione ha fatto saltare tutti i piani. E così, è finita che, attraverso il segretario regionale del partito – il figlio maggiore di De Luca, Piero – non ha concesso il simbolo, in uno straordinario cortocircuito politico-familiare. Quando, il giorno dell’elezione alla guida del Pd, Elly Schlein disse che avrebbe combattuto i cacicchi, tutti pensarono (anche) a lui: oggi, con questa vittoria senza simbolo e senza sostegno del suo partito, sembra di vederlo nella smorfia beffarda imitata da Crozza, a godersi una vittoria tutta sua.
De Luca sindaco di Salerno per la quinta volta, torna il Regno di “Don Vincè” senza il Pd di Schlein
L'ex governatore della Campania trionfa al primo turno nonostante il partito gli abbia negato il simbolo e il campo largo abbia sostenuto un candidato avversar…










