È in corso un assalto globale alla scienza e alla ragione, intrapreso da cinici ed esteso agli sprovveduti tramite le velenose paludi dei social media. In meno di un anno, gli Stati Uniti sono passati dall’essere leader del mondo in ambito scientifico a restare aggrappati a fatica alla nostra infrastruttura per la ricerca. Diecimila scienziati, me compresa, hanno abbandonato il governo. Assegni di ricerca per miliardi di dollari sono stati cancellati o sospesi. Abstract e articoli scientifici vengono scandagliati alla ricerca di termini proibiti.
Nel frattempo, l’opinione pubblica viene incoraggiata a «fare da sé le sue ricerche» e a dare priorità a quello che vogliamo sia vero, non a quello che lo è. In passato ho scritto un libro su fatti e sentimenti. Sembra che ormai restino solo i sentimenti. Questo mi rende triste, naturalmente. Come potrei non esserlo? Ho trascorso anni a imparare a risolvere equazioni e programmare computer. So come setacciare i dati e cambiare opinione quando è necessario. Ero orgogliosa di essere una scienziata, ero sinceramente convinta che il mio lavoro contasse, di poter aiutare la gente a vedere quello che sta succedendo e a prepararci per il preoccupante futuro in arrivo. Più di ogni altra cosa, amavo i miei colleghi. Gli scienziati che ho affiancato avrebbero potuto guadagnare molto di più lavorando per una multinazionale. Di sicuro avrebbero potuto lavorare molto meno. Tuttavia, amavano quello che stavano facendo e ci credevano. Adesso attorno a noi sta crollando tutto.






