A quasi diciannove anni dal delitto, Garlasco continua a rivelarsi uno dei casi più complessi della cronaca giudiziaria italiana. La scena dello scontro non è più soltanto la villetta di via Pascoli, né il confronto probatorio si limita a impronte e frammenti di Dna: la Procura di Pavia ha infatti deciso di aprire un nuovo e delicatissimo fronte: la mente di Andrea Sempio.
Con una decisione che ha colto molti di sorpresa, il procuratore Fabio Napoleone ha affidato al professor Roberto Catanesi, stimato psichiatra forense dell’Università di Bari, l’incarico di sottoporre Andrea Sempio a una consulenza psichiatrica.
Il mandato mira a rispondere a quesiti clinico-giuridici di estrema gravità: al momento dei fatti, Sempio era capace di intendere e di volere? Presentava alterazioni tali da incidere sulla sua imputabilità e può essere ritenuto socialmente pericoloso?
Una tempistica che però fa discutere. Fino a poco tempo fa l’inchiesta sembrava avviata verso una conclusione lineare. A inizio maggio 2026 l’accusa ha rimodulato l’imputazione: non più omicidio in concorso, ma l’ipotesi che Sempio avesse agito da solo, spinto da un presunto “rifiuto di natura sessuale” opposto da Chiara Poggi. Le corpose consulenze tecniche depositate dalla difesa subito dopo la notifica di chiusura delle indagini hanno però cambiato il quadro, inducendo i pm a prorogare i termini fino al 28 settembre 2026 per disporre nuovi accertamenti, tra cui proprio la perizia psichiatrica.












