L’Europa viaggia su tempi di reazione imbarazzanti: di fronte ai bombardamenti a tappeto israeliani e all’ordine di evacuazione di un terzo di Libano, l’alta rappresentante Ue agli esteri Kaja Kallas si limita a definire «una possibilità concreta» l’allargamento della guerra. «Giorno dopo giorno, il cessate il fuoco in Libano sembra essere sempre più nominale», ha aggiunto Kallas al termine del Consiglio esteri informale a Cipro, il cosiddetto Gymnich. Come se la tregua fosse davvero mai entrata in vigore.

DAL TAVOLO dei capi della diplomazia dei 27 emerge la preoccupazione europea per il deterioramento della situazione lungo il confine israelo-libanese e per la sicurezza della missione Unifil, finita più volte sotto attacco durante l’escalation israeliana degli ultimi mesi nel sud del Libano. Bruxelles continua a chiedere il rispetto della risoluzione 1701 dell’Onu, che regola il cessate il fuoco tra Israele e Hezbollah.

Quanto alle possibili sanzioni europee contro il ministro israeliano della sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, è ufficiale il rinvio di ogni discussione al Consiglio esteri di metà giugno a Lussemburgo. Kallas ha spiegato che il dossier sarà affrontato in quella sede, anche alla luce della crescente pressione esercitata da alcuni Stati membri dei governi finora contrari a sanzionare ministri israeliani (Germania e Italia, almeno finora, per prime).