«Rigore nei conti», avverte il governatore Fico quando i cronisti gli chiedono del futuro di Città della scienza dopo le dimissioni del presidente (Villari) e della sua vice (Tommasielli). D’altronde il nodo è quello delle casse in rosso: 20 milioni di debiti (di cui una parte verso l’erario) che pesano come un macigno frutto delle gestioni del passato e i 3 milioni della Regione che non possono essere erogati perché l’ente di Coroglio non ha ancora approvato il bilancio. Mentre ieri la Cgil, tramite le rappresentanze sindacali dei lavoratori, chiede chiarezza. A cominciare dalla nuova governance: «Nessun ritorno al passato, nessuna figura coinvolta nella disastrosa gestione dei decenni precedenti al commissariamento del 2017 sia coinvolta».

Tra le ipotesi, infatti, c’è quella di nominare un commissario che risani i conti anche se il governatore ieri non si sbilancia. «Stiamo lavorando rispettando i passaggi statutari e regolamentari: a secondo di quello che succederà prenderemo una direzione», replica a chi gli chiede di un eventuale commissariamento. Che non sarebbe una novità: nel 2017, infatti, fu nominato da palazzo Santa Lucia Giuseppe Albano, avvocato dello stato, con il compito di rilanciare la struttura anche se ebbe a disposizione poco meno di due anni. Il governatore «Noi stiamo già pensando al futuro di Fondazione Idis-Città della scienza, alla programmazione, per darle una mission sempre più chiara e certa in un momento in cui un polo che fa divulgazione scientifica deve avere un ruolo importante», premette il governatore. «Stiamo già pensando al personale e la struttura - rimarca - sarà inserita in un momento importante per tutta l’area di Bagnoli, per l’America’s Cup e non solo». Secondo il governatore occorre comunque agire con decisione: «Rigore nei conti, rigore nella ristrutturazione del debito e nel garantire gli stipendi ai lavoratori, ma soprattutto nei progetti del futuro: noi dobbiamo sapere cosa diventerà Città della Scienza e come dovremo ristrutturare il debito, perché 20 milioni è un debito grave».Poi aggiunge: «L'urgenza è approvare il bilancio il prima possibile per poter erogare anche il finanziamento di 3 milioni di euro che in questo momento, proprio a causa della mancata approvazione del bilancio, non possiamo erogare». Ma la priorità rimane il debito di 20 milioni che, secondo i lavoratori iscritti al sindacato «non è imputabile al Cda uscente e neanche alla precedente gestione commissariale. Si tratta di un gravame storico, sedimentato in anni di mala gestio da parte di chi pensava di utilizzare denaro pubblico senza doverne rendere conto».