Giovedì l’Assemblea Nazionale, la camera bassa del parlamento francese, ha votato per abrogare un vecchio codice schiavista, il “Code noir” (Codice nero), che risale alla fine del Diciassettesimo secolo. Non viene più applicato, dal momento che la Francia fu uno dei primi paesi europei a vietare la schiavitù, già nel 1848. Non è mai stato nemmeno abolito, però, e per molti questo è un simbolo di come la Francia faccia fatica a considerare in modo critico il suo passato coloniale.

Il Code noir venne promulgato nel 1685 da re Luigi Quattordicesimo. Regolava i diritti dei proprietari di schiavi e si applicava in diversi territori che all’epoca erano colonie francesi. Tra le altre cose, definiva gli schiavi come “beni mobili”, e prescriveva diverse punizioni per quelli che avessero tentato di fuggire, come l’amputazione delle orecchie, la marchiatura a fuoco o la pena di morte.

L’abrogazione del Code noir ha grande valore simbolico. La proposta di legge per farlo è stata presentata da Max Mathiasin, un deputato originario di Guadalupa, un arcipelago delle Antille che fa ancora parte del territorio francese. È stata approvata all’unanimità di tutti i deputati. Mathiasin ha detto che abrogare il Code noir è un segno di rispetto «per la memoria di milioni di uomini, donne e bambini che hanno subito questa oppressione sulla loro carne».