Per quasi due secoli dopo l’abolizione della schiavitù in Francia, è rimasta silenziosamente in vigore la legge di epoca coloniale che classificava gli esseri umani come "beni mobili".

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Questo giovedì, i parlamentari hanno finalmente fatto il primo passo per abrogarla, un atto dal forte valore simbolico mentre il Paese fa i conti con il proprio retaggio coloniale. Gli attivisti sostengono che l’eredità della schiavitù persista nelle disuguaglianze tra la Francia metropolitana e le ex colonie divenute territori d’oltremare, oltre che nel razzismo.

Il disegno di legge, appena approvato dall’Assemblea nazionale, abroga il Code noir, decreto firmato nel 1685 dal re Luigi XIV per regolamentare la vita degli schiavi in tutte le colonie francesi.

La Francia era la terza potenza negriera d’Europa, dopo britannici e portoghesi. Tra il XVII e il XIX secolo spedì circa 1,4 milioni di africani verso piantagioni la cui ricchezza, basata sullo zucchero, contribuì a costruire città francesi come Nantes e Bordeaux. In seguito il suo impero si estese su quattro continenti.