Il centrodestra non intende rallentare sulla nuova legge elettorale: obiettivo dichiarato, compatibilmente con l’agenda dei decreti, è ottenere il via libera del Senato prima della pausa estiva, subito dopo l’approdo in Aula a Montecitorio fissato per il 26 giugno. Una tabella di marcia serrata che sta incendiando il confronto politico, irrigidendo la contrapposizione tra maggioranza e opposizioni.

Un segnale eloquente della volontà di accelerare è arrivato la scorsa settimana a Palazzo Madama. Nel corso di un pranzo, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha sondato i capigruppo di maggioranza e minoranza per raccogliere eventuali richieste di modifica al testo, offrendosi di farsene “ambasciatore” già durante l’esame alla Camera.

La proposta, però, si è scontrata con la freddezza delle opposizioni: per Peppe De Cristofaro (Avs) “non è accettabile che il confronto si esaurisca alla Camera”. Il fronte contrario alla riforma è compatto. Giuseppe Conte, leader del M5S, accusa la maggioranza di volersi “acconciare” una legge per “perpetuare il potere”, denunciando i listini bloccati che “allontanano ancora di più gli eletti dagli elettori”.

Sulla stessa linea Dario Franceschini (Pd), che definisce il provvedimento “una legge fatta su misura”, da approvare “da soli e in fretta”, e promette una ferma opposizione.