Tabella di marcia serrata: il gong suonerà i primi di agosto. Il governo si dà due mesi per approvare la riforma elettorale dello Stabilicum alla Camera. Se non ci riesce entro la pausa estiva, kaputt: la riforma finisce su un binario morto. Il day after delle amministrative chiuse con il trionfo di Simone Venturini a Venezia inizia per il centrodestra di buon mattino con un vertice sulla legge elettorale. Denso, a tratti teso. Sul tavolo i ritocchi alla riforma "anti-pareggio" voluta da Giorgia Meloni. Il premio sarà abbassato: da 230 a 220 deputati alla Camera, da 114 a 113 al Senato, mentre la soglia per farlo scattare salirà dal 40 al 42 per cento. Strapuntino per le opposizioni, che rimangono sull'Aventino.

L'ULTIMATUM Ma è sulle preferenze che resta lo stallo nel centrodestra. «Se presentate l'emendamento in aula, la Lega vota contro tutta la riforma» mette in mora FdI a un tratto Roberto Calderoli, ministro alle Autonomie e da sempre gran demiurgo di riforme del voto. Lasciando di sasso gli alleati seduti nella stanza: il meloniano doc Giovanni Donzelli, Stefano Benigni per Fi, Andrea Paganella e Alessandro Colucci da Lega e Noi Moderati. La minaccia certifica le distanze siderali sulla caccia ai voti "porta a porta" dei candidati. Giorgia Meloni vuole tirare dritto. Considera l'inserimento delle preferenze una battaglia "giusta" e soprattutto popolare. Al punto da aver istruito i suoi: se gli alleati faranno muro, FdI presenterà un emendamento sulle preferenze in aula. E qui, col voto segreto, può succedere di tutto. Un «errore» ha ammonito Calderoli preannunciando il muro del Carroccio. E anche i forzisti chiedono di ripensarci: è come lanciare per terra «una buccia di banana» ragiona un big del partito: «E se le opposizioni ci fanno uno scherzetto e votano l'emendamento?». Noi Moderati, così ha deciso Maurizio Lupi, presenterà un altro emendamento sulle preferenze, in scia alla premier. Lo stallo è dunque servito. «Se c'è la volontà politica, ci sono i tempi» taglia corto il presidente del Senato e veterano di FdI Ignazio La Russa con i cronisti. In effetti sui fondamentali l'accordo a destra c'è. Come l'eliminazione del ballottaggio chiesta e ottenuta dai forzisti: se il premio non scatterà - ipotesi quasi di scuola a fronte di uno scenario bipolare, con due coalizioni che si fronteggiano - non si ricorrerà al doppio turno come inizialmente previsto. Oggi, terminata la discussione generale in Commissione Affari Costituzionali, il centrodestra presenterà un nuovo testo base. Facile che il blitz rinfocoli le proteste delle opposizioni. Ieri la bagarre ha ritardato di un'ora la discussione generale in commissione. Ed è solo l'inizio. Angelo Bonelli, leader di Avs, lancia un monito agli avversari dal Transatlantico: «Vogliono fare l'ennesima forzatura per garantirsi la vittoria, ricordo però che a chi l'ha fatto in passato è andata male..». La rissa sulla riforma elettorale si intreccia ad altri nodi politici venuti a galla con il voto amministrativo. Il più ingombrante ha il volto e il berretto da parà di Roberto Vannacci. C'è spazio nel centrodestra per il generale di Futuro Nazionale? Il dibattito scalda e divide. «Non ne abbiamo ancora parlato» taglia corto Donzelli all'uscita di Montecitorio. Ma in FdI c'è chi inizia ad aprire all'idea dietro le quinte: col generale toccherà parlare in vista delle Politiche, è il refrain, a patto che lasci perdere certe fascinazioni filorusse. Dalla Lega per ora tutto tace.LO SPETTRO DI VANNACCI Ciononostante lo spettro del parà si aggira nei corridoi di via Bellerio. Ieri Matteo Salvini ha commissariato il partito a Pavia - affidandolo al fedelissimo Gian Marco Centinaio - per punire la disfatta di Vigevano, dove la lista dei vannacciani con il 14 per cento ha superato quella del Carroccio e sarà ora ago della bilancia al ballottaggio. E delle mire del generale, che dopo Laura Ravetto vuole sfilare a Salvini un'altra manciata di parlamentari, si parlerà certamente nel ritiro di gruppo (forse a Venezia) convocato dal segretario leghista e slittato alla fine di giugno. A pronunciare il niet più duro contro un ingresso del generale nella coalizione però ci ha pensato ieri il forzista Roberto Occhiuto. «Inseguire Vannacci credo faccia male al centrodestra, ma soprattutto al Paese» ha messo in guardia a Tagadà il vicesegretario nazionale di FI, ascoltatissimo da Marina Berlusconi. Fonti vicine alla famiglia fanno sapere all'Adnkronos che la Cavaliera è "indifferente" alle provocazioni dell'ex militare che ancora ieri la prendeva di mira: «Forza Italia è un partito eterodiretto?». Ma con i suoi interlocutori fidati ultimamente la primogenita di Arcore si è fatta capire. Forza Italia alleata con Vannacci? Not in my name.Papetti: «Si perdono le elezioni non perché i cittadini non hanno capito, ma perché la politica non ha capito i cittadini»