Prima dell’arrivo dell’intelligenza artificiale di massa, su Amazon uscivano circa centomila nuovi ebook al mese. Nel 2025 sono diventati più di trecentomila. Non significa che i large language models abbiano creato molti nuovi scrittori. Significa che hanno reso pubblicabile ciò che prima sarebbe rimasto in una cartella del computer. Ma proprio perché i tentativi aumentano così tanto, cresce anche il numero assoluto di libri buoni. E gli autori migliori hanno uno strumento che li rende più produttivi.A misurare il fenomeno è uno studio di Imke Reimers, economista della Cornell University, e Joel Waldfogel, professore all’Università del Minnesota. Il lavoro analizza gli ebook pubblicati su Amazon tra il 2020 e il 2025. La quota di libri in cui viene rilevato l’uso dell’AI era quasi nulla fino al 2022. Sale al 30 per cento nel 2023, al 45 nel 2024 e supera il 60 per cento nel 2025. È un’esplosione quasi tutta digitale, concentrata nell’autopubblicazione e quindi molto più visibile su Amazon che nei dati tradizionali che guardano ai codici ISBN. Quelle statistiche intercettano meglio l’editoria più strutturata; molto meno il sottobosco di libri elettronici caricati direttamente sulle piattaforme, spesso senza passare da editor e processi di revisione complessi.Il report mostra che la qualità media scende. Ma “qualità”, nello studio, non vuol dire valore letterario. Reimers e Waldfogel guardano a un indicatore quantitativo e più verificabile: quanto quei libri vengono scelti dai lettori. Usano soprattutto il numero di valutazioni su Amazon, corretto per l’età del libro, e poi confrontano il dato con ranking di vendita e stelle. Il risultato è che i libri in cui viene rilevata l’AI hanno molti meno lettori, vendono peggio e ricevono voti più bassi. Nel campione analizzato, i libri umani ricevono in media 82,5 valutazioni; quelli con molta AI appena 6. Anche dopo aver tenuto in conto la categoria e il mese di pubblicazione, il divario resta molto forte.La faccenda, però, è meno lineare di come piacerebbe ai nemici dell’intelligenza artificiale. L’ondata di ebook generati o assistiti dalle macchine abbassa la qualità media del catalogo, ma crescendo la massa dei nuovi titoli aumenta anche il numero assoluto di libri che superano una soglia minima di qualità. E questo è un vantaggio per il lettore che si trova davanti un’ampia scelta di buon livello e, altro punto da mettere in luce, un prezzo medio più basso.L’altro risultato positivo riguarda gli autori, ed è forse il più istruttivo. I titoli di qualità alta continuano ad arrivare soprattutto da chi era già sul mercato prima del 2023. Quegli autori, con i nuovi strumenti generativi, non arretrano nelle classifiche ma anzi pubblicano di più mantenendo l'alto livello dei loro titoli. L’AI, insomma, sembra aiutare soprattutto chi era già bravo perché non colma la distanza tra esordienti più o meno improvvisati e professionisti, semmai la rende più visibile. A chi sa scrivere offre tempo, ordine, possibilità di provare soluzioni diverse e creative, accelerare la parte più ripetitiva del lavoro. A chi non ha mestiere offre soprattutto un modo più rapido per pubblicare testi deboli.È qui che il discorso sugli ebook smette di riguardare solo la produzione e diventa un problema di selezione. Finché pubblicare era costoso, lento, mediato da editori, editor, agenti e collane, una parte del filtro avveniva prima che il libro arrivasse al lettore. Quel sistema escludeva molto, ma impediva che tutto finisse subito sullo stesso scaffale. Con l’autopubblicazione assistita dall’AI il filtro si sposta dopo: prima si pubblica, poi si spera che qualcuno distingua. Per questo, in un mercato da trecentomila nuovi testi al mese, trovare diventa importante quanto scrivere. Il lettore guadagna più scelta e prezzi medi più bassi, ma paga il costo della confusione. Deve orientarsi in un catalogo dove convivono libri utili, testi mediocri, copie seriali, manuali improvvisati e qualche buon titolo che rischia di sparire sotto la massa.Tornano quindi centrali tutti i vecchi strumenti che la retorica digitale aveva dato per superati: reputazione degli autori, marchi editoriali, recensioni affidabili, lavoro degli editor e capacità delle piattaforme di non premiare solo quantità, prezzo basso e ottimizzazione algoritmica. Senza questi filtri, l’aumento dell’offerta non diventa libertà di scelta. Resta rumore di fondo.