Stefano Giordano
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«Abbiamo la responsabilità di organizzare la maggioranza alternativa al governo»: così Elly Schlein, euforica, la notte del 23 marzo 2026, quando il No al referendum sulla separazione delle carriere aveva vinto con il 53,7%. Era partita la grande illusione. I magistrati avevano fatto il lavoro sporco — campagna, manifesti, convegni — e il risultato sembrava consegnare alla sinistra le chiavi di Palazzo Chigi con due anni di anticipo.
Venezia e Reggio alla destra
La storia, però, ha un pessimo senso dell’umorismo. Meno di due mesi dopo, le elezioni comunali del 24-25 maggio hanno restituito il conto. Il centrodestra tiene Venezia — obiettivo dichiarato della stessa Schlein — con Venturini al 53%, lasciando il senatore Martella al 37%. Cacciari ha liquidato la sconfitta: «Mio nipote avrebbe preso più voti». A Reggio Calabria Cannizzaro di Forza Italia vince con il 66%, seppellendo dodici anni di amministrazione di sinistra. Quei milioni di «No» referendari, scopre il campo largo, non erano voti in banca: erano stati d’umore.









