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Quattro giovani su dieci si sono detti pronti a lasciare Londra non per fare nuove esperienze all’estero, ma perché forzati da vari fattori, tra cui costo della vita troppo alto e salari non in linea con la crescente inflazione. Per la prima volta nella storia, la capitale inglese si trova alle prese con un flusso migratorio totalmente nuovo che sta interessando coloro che hanno tra i 18 e i 30 anni. Se un tempo le partenze verso l'estero rappresentavano una scelta temporanea focalizzata sull'arricchimento personale e sull'avventura, oggi la decisione di abbandonare le grandi città risponde a dinamiche ben più severe. Una recente ricerca condotta da London Heritage Quarter evidenzia come ben quattro giovani su dieci, in una fascia d'età compresa tra i 18 e i 30 anni, abbiano intenzione di lasciare Londra tra i prossimi due e cinque anni.
Le motivazioni
Le ragioni dietro questo imminente esodo sono da rintracciare in un progressivo declino della qualità della vita cittadina, segnato da una profonda crisi del mercato del lavoro, dall'aumento insostenibile del costo della vita, con una pressione particolare sul mercato degli affitti, e da un diffuso senso di insicurezza alimentato dalla microcriminalità. Questo fenomeno non si limita alla realtà londinese, ma fotografa un malessere esteso a livello nazionale. I dati raccolti nel rapporto “The Great Gen Z Exodus” basato su analisi dell’Office for National Statistics mostrano che i giovani non attendono più il compimento dei trent'anni per emigrare, ma scelgono di farlo già attorno ai venti. Nel giugno del 2025, il Regno Unito ha registrato un picco storico di migrazioni nella fascia d'età tra i 20 e i 29 anni, con una quota compresa tra i 130.000 e i 140.000 ragazzi in partenza, un incremento netto rispetto ai circa 95.000 registrati nel periodo pre-pandemico del 2018. Al contrario, i flussi migratori nella fascia tra i 30 e i 34 anni sono scesi a 55.000. Le motivazioni economiche sono evidenti: l'86% dei giovani intervistati afferma che i salari attuali non riflettono il costo reale della vita nel Paese, mentre il 79% dichiara di avvertire una costante e logorante pressione finanziaria.









