La decisione dei giovani di trasferirsi all’estero rappresenta un passaggio cruciale nei percorsi di lavoro e formazione dei giovani, sempre più orientati verso l’internazionalizzazione.

Secondo quanto emerge da un’indagine condotta dalla Fondazione Studi dei Consulenti del lavoro su un campione di giovani all’estero o rientrati negli ultimi cinque anni, chi sceglie di andare all’estero non lo fa principalmente per la mancanza di lavoro in Italia – motivazione indicata solo dal 26,5% – ma soprattutto per il desiderio di fare un’esperienza diversa, indicata dal 40,5%, o perché si è presentata una buona opportunità, come accade per il 22,5% degli intervistati. Inoltre, il 18,5% dichiara di essersi trasferito con l’intento specifico di arricchire il proprio curriculum in vista di una crescita professionale. L’indagine è stata presentata lunedì 26 maggio, in occasione della sedicesima edizione del Festival del Lavoro.

Fenomeno omogeneo su tutto il territorio nazionale

La propensione a spostarsi oltre confine si presenta del resto in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, senza che le condizioni occupazionali dei contesti di partenza influiscano in modo significativo. Ci si trasferisce dal Sud (6,8 cittadini di 18-39 anni ogni 1000 residenti ha trasferito la propria residenza nel 2024) così come dal Nord (7,2), anche dai territori che presentano un mercato del lavoro ricco di opportunità, come quello lombardo (7,4).