di Camilla Sernagiotto

Tra banco frigo e macelleria, i segnali cambiano. Scopriamo come andare sul sicuro, seguendo i consigli dell’esperto in nutrizione ed educazione alimentare Giorgio Donegani

Capire se il pollo è davvero fresco non è una questione di intuizione, ma di osservazione. Tra banco frigo e macelleria, i segnali cambiano e diventano più sottili di quanto si pensi. Secondo l’esperto in nutrizione ed educazione alimentare Giorgio Donegani «va fatta una distinzione tra il pollo confezionato nei supermercati e quello acquistato dal macellaio. Nel primo caso è importante controllare la data di confezionamento e che la conservazione sia mantenuta tra i 2° e i 4°C». In merito al prodotto fresco del banco, invece, entrano in gioco altri elementi: «Dal macellaio il segnale principale è la secchezza. Ad esempio, il petto non deve presentare una superficie troppo asciutta. Da osservare è anche il colore, più giallo rispetto ad altre carni. Con il tempo tende a ingiallire ulteriormente».

L’aderenza della pelle alla polpaUn altro indicatore riguarda la pelle e l’uniformità della carne: «Nelle cosce con pelle l’aderenza della stessa alla polpa è un segno di freschezza. Se, invece, si notano macchie o zone con colori diversi – ad esempio nelle parti che sono rimaste a contatto tra due pezzi sovrapposti – la colorazione deve comunque essere uniforme nel petto e nella fesa. Nelle cosce è normale un colore maggiormente scuro: si tratta di parti con parecchi muscoli irrorati, quindi da più sangue». Quando compaiono alterazioni evidenti, il segnale è più netto: «Se la superficie è troppo asciutta o presenta macchie evidenti, soprattutto se di forma sferica, può trattarsi di sviluppo di colonie microbiche».