Le guerre non distruggono solo le cose: non solo le case, gli ospedali, le scuole. E neppure solo le vite dei singoli. Le guerre possono distruggere anche la memoria dei popoli. È quello che rischia Gaza: mentre il conflitto continua a cancellare quartieri e famiglie, vanno perduti anche i ricordi, i segni della vita delle persone, la loro cultura. Il pericolo è avvertito chiaramente, e in particolare dalle donne, tradizionali custodi della memoria familiare. Per questo tante di loro che ne hanno la possibilità si stanno trasformando in vere e proprie archiviste della guerra. Fotografe, giornaliste, artiste, ricercatrici, madri: stanno raccogliendo immagini, nomi, registrazioni vocali, fotografie di famiglia, ricette, certificati di nascita, oggetti recuperati dalle macerie. Testimonianze del genocidio dei palestinesi ma soprattutto frammenti della loro vita quotidiana salvati dall’oblio.

Fotografe, ricercatrici, madri: chi sono le “archiviste di guerra” che salveranno la memoria di Gaza

A più di sei mesi dall’accordo di cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, Gaza resta una distesa di macerie: macerie sotto le quali sono ancora intrappolati migliaia di corpi di palestinesi. Macerie infestate da topi e parassiti (è la nuova emergenza, denunciata da varie Ong). Macerie intorne alle quali, senza acqua potabile e nella paura, le persone cercano di recuperare e mantenere scampoli di quotidianità, mentre lasciano andare tutto il resto.