A Maputo, João Vasco conserva ancora la fotografia del fratello Pinto appoggiata sul tavolo della veranda.

Pinto aveva 21 anni, studiava per diventare insegnante di storia: si è impiccato dopo aver perso alle scommesse online l’equivalente di 850 dollari, più del reddito medio annuo di molti mozambicani.

«Mi disse che aveva perso i soldi dell’università», racconta João.

Una storia privata che è sempre meno un’eccezione: in molte città africane l’azzardo digitale è ormai il sottofondo permanente della crisi sociale.

Qui le sale scommesse prosperano dove non sono mai arrivate biblioteche, centri sportivi e occasioni di lavoro: l’azzardo riempie un vuoto.