La pm Livia Orlando ha chiesto il rinvio a giudizio per quattro persone nell’inchiesta sulla morte di Clelia Ditano, la 25enne di Fasano precipitata nel vano ascensore del suo condominio nella notte tra il 30 giugno e l’1 luglio 2024.
L’udienza preliminare è fissata per il 10 settembre 2026 davanti al gup Nicola Lariccia. A rischiare il processo sono l’amministratore del condominio; un dipendente della società che negli anni ha eseguito vari interventi; il legale rappresentante dell’azienda e il responsabile tecnico. Per tutti l’accusa è di omicidio colposo.
La richiesta della Procura arriva dopo la chiusura delle indagini, notificata nel febbraio scorso. In quell’atto l’ufficio inquirente aveva ricostruito la dinamica della tragedia, sottolineando come «l’apertura delle porte del vano - evento che non dovrebbe verificarsi in assenza della cabina - sarebbe stata resa possibile da negligenze nella manutenzione».
Clelia, rientrata a casa e poi uscita nuovamente dopo circa 40 minuti, avrebbe aperto le porte convinta di trovare l’ascensore al piano, facendo invece un passo nel vuoto e precipitando per oltre dieci metri.
Un ruolo centrale nell’inchiesta lo ha avuto la perizia affidata nel luglio 2024 all’ingegnere Massimiliano Bursomanno, incaricato di analizzare l’intero impianto. L’elaborato, depositato dopo mesi di verifiche, ha escluso guasti accidentali e ha invece evidenziato manomissioni esterne ai sistemi di sicurezza: secondo il consulente, qualcuno avrebbe potuto intervenire sulle serrature delle porte o sul quadro elettrico, disattivando i dispositivi che impediscono l’apertura in assenza della cabina. La perizia ha anche ricostruito gli ultimi istanti della giovane: Clelia sarebbe entrata di spalle, senza accorgersi del vuoto dietro di sé, un dettaglio che - unito alla compromissione dei sistemi di blocco - ha reso inevitabile la caduta.







