Una ventina di testi. E i primi di loro, quelli dell’accusa, verranno sentiti a partire dalla prossima udienza fissata per metà novembre. È partito ieri mattina davanti al giudice Antonella Guidomei il processo per la morte di Maria Antonietta Ancarani (foto), la gioielliera 76enne deceduta il 24 novembre 2022 all’ospedale ‘Bufalini’ di Cesena a causa delle lesioni riportate in una caduta all’interno della boutique Gaudenzi di via Diaz avvenuta il 18 novembre precedente. Sono in totale tre gli imputati per omicidio colposo in cooperazione: il legale rappresentante della spa, proprietaria dell’immobile, tutelato dall’avvocato Alessandro Antichi di Grosseto; il direttore dei lavori di manutenzione straordinaria della struttura, difeso dagli avvocati Enrico Crocetti Bernardi e Marco Guerra; e infine il legale rappresentante della srl conduttrice dell’immobile, difeso dall’avvocato Piero Venturi di Rimini.

I tre imputati già a suo tempo avevano deciso di risarcire la parte offesa, la sorella della 76enne tutelata dall’avvocato Giuseppe Della Casa. Secondo quanto ricostruito dalle verifiche della polizia, la 76enne quel giorno stava partecipando a un evento pubblicitario quando alle 20.10, scendendo per le scale che separano il ballatoio dal piano terra, era improvvisamente caduta rimediando un grave trauma cranico che non le aveva lasciato scampo. Nel febbraio 2025 dalla perizia dell’ingegner Giovanna Pondini, era emerso che la scala in questione, così come progettata, non rispettava appieno la normativa in materia di "sicurezza e anti-infortunistica". Vedi l’eliminazione delle barriere architettoniche. In particolare l’esperta aveva rilevato come, a suo avviso, le carenze normative più importanti riguardassero la mancanza del parapetto e una certa scivolosità del rivestimento usato. Meno rilevante risultava l’uso di due tipi differenti di rinvestimento (metallo e moquette) con conseguente percezione di inciampo legata a differente attrito. La relazione della medicina del Lavoro dell’Ausl, era stata ancora più esplicita soprattutto sulla dinamica rivelatasi letale: la rampa era sprovvista di corrimano, "installato successivamente". La difesa è invece pronta a difendersi nel merito.