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“L’obiezione di coscienza è fondamentale. Se l’Italia ripudia la guerra, significa che non puoi sostenere un’economia di guerra che si traduce in vettore di genocidio”. Ieri a Genova la relatrice speciale Onu sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha incontrato il Collettivo autonomo dei lavoratori portuali e ha appoggiato la proposta che Usb sta costruendo con un gruppo di legali: riconoscere il diritto di rifiutare prestazioni legate alla produzione, alla ricerca, al trasporto e alla circolazione di armi. Nello stesso incontro i portuali hanno chiesto di sbloccare l’osservatorio sui traffici bellici nel porto, per rendere effettiva l’applicazione della legge 185/90.
Albanese era a Genova per presentare La luce del risveglio, edito da Rizzoli e uscito ieri. La scelta non è casuale: c’entrano la lunga storia di insubordinazione della città e il ruolo di “baricentro” che il capoluogo ligure “ha avuto nelle mobilitazioni dello scorso autunno contro il genocidio a Gaza”.
Il primo punto di incontro con i portuali genovesi è l’osservatorio sui traffici di armi. Riccardo Rudino, del Calp, ricorda cheall’apertura mostrata dalla sindaca Silvia Salis non ha ancora fatto seguito uno strumento operativo. Esiste un ordine del giorno votato dalla maggioranza del consiglio comunale, ma per ora non si è mosso nulla. “L’iniziativa dovrebbe prenderla l’Autorità portuale”, spiegano i portuali, “ma se non arriva una decisa spinta politica possiamo stare pur sicuri che non lo faranno mai, come non lo hanno fatto in questi anni”.










