Boicottare, disinvestire e applicare sanzioni contro Israele: questo è ciò che Francesca Albanese chiede rispettivamente alla cittadinanza, alle aziende e alle istituzioni. “Non è un’opinione, sono le tre applicazioni pratiche del diritto internazionale. C’è un’indagine in corso con accuse pesantissime per crimini di guerra e genocidio: non intervenire per interromperli, per quanto di propria competenza, significa essere complici”. La relatrice speciale dell’Onu sui territori occupati palestinesi, a Genova, ha voluto incontrare gli studenti universitari in occupazione, dialogando con loro, e poi i portuali del Calp: “Ero in Italia in questi giorni e non me la sono sentita di andare via senza venire a porgervi il mio ringraziamento – ha detto durante un incontro a porte chiuse, a cui era presente anche ilfattoquotidiano.it, perché dal 2019 segue da vicino il contrasto ai transiti di armi nel porto condotto principalmente dal Collettivo autonomo lavoratori portuali – perché quello che fate salva vite umane ed è esattamente ciò che chiede il diritto internazionale per fermare un genocidio”.
Francesca Albanese ha voluto capire dai sindacalisti portuali di cosa potrebbero avere bisogno, a livello istituzionale, per intervenire più efficacemente nel contrasto al commercio – soprattutto al transito di armi, ma non solo – verso Israele. “Possiamo anche continuare a bloccare e scioperare – dice Riccardo Rudino per il Calp – ma non serve a nulla se non si arriva a mettere dei paletti, che poi non sono altro che quelli previsti dalla legge 185/90, spesso elusa fino a oggi”.







