Appare ormai evidente l'aggressiva strategia di Xiaomi per farsi conoscere nel mondo delle quattro ruote: vendere sotto costo per allargare il più possibile la platea e conquistare quote in un mercato ormai presidiato da colossi del calibro di Byd e Geely. Finora la Big Tech cinese ha finanziato i propri piani con gli introiti derivanti dal business smartphone e tablet, ma se la crisi delle RAM dovesse rallentare quella divisione cosa succederà?

Il debutto nel mondo dell’auto di Xiaomi, Big Tech cinese conosciuta fino a poco tempo fa solo per la produzione di smartphone e tablet, ha dimostrato che l’industria automobilistica potrebbe ancora avere spazio per nuovi protagonisti, anche perché i pre-order in Cina hanno sorpreso la stessa azienda che ha faticato a stare dietro alla richiesta dell’utenza. Basti pensare che la YU7 ha raggiunto quota 232 mila consegne cumulative in appena dieci mesi mentre la SU7, lanciata a marzo 2026, avrebbe già raccolto oltre 80 mila ordini confermati.

IL COSTO DI POSIZIONARSI IN UN MERCATO CHE VA SATURANDOSI

Una partenza di tutto rispetto, aiutata anche dal fiorire pressoché immediato di una rete di vendita ben ramificata (490 punti vendita distribuiti in 143 città cinesi) che poteva essere attuata solo a patto di avere il capitale necessario. Come sottolinea la testata di settore CarsNewChina, pur di mantenere concorrenziali i listini (il prezzo medio delle sue auto alla spina si aggira sui 235.000 yuan, equivalenti a circa 34.600 dollari), Xiaomi ha perso nel primo trimestre 5.600 dollari per ogni vettura venduta. Nel periodo gennaio-marzo ha consegnato 80.856 vetture elettriche, in crescita del 6,6% rispetto alle 75.869 unità dello stesso trimestre del 2025.