Nell’appartamento di Scott Schuman a Milano, la città dove vive da qualche anno, due immagini in bianco e nero e un quadro condensano in un colpo d’occhio il suo mondo creativo. Accanto a uno scatto del tedesco August Sander, ritrattista “di strada” dei primi del Novecento, sono allineati un primo piano di Giorgio Armani e un dipinto ottocentesco. Raffigura un uomo con cappello e cappotto. Parlando di moda, menswear e fotografia, queste opere delineano il perimetro di una professione che Schuman, noto anche come The Sartorialist, si è costruito in poco più di 20 anni, facendo della street style photography una piccola rivoluzione. “Ammiravo autori come Bruce Weber, Paolo Roversi, Steven Meisel, Peter Lindbergh”, racconta. “Avevano un’impronta personale forte quanto la mano di un bravo designer. Bastava uno scatto per riconoscerli. Mi entusiasmavano. Eppure mancava qualcosa”.

Che cosa?

“La realtà. Nel 2005, quando ho iniziato a scattare, vivevo a New York e, passeggiando, notavo persone eleganti e cool, che non comparivano da nessuna parte. Né sulle riviste né nel lavoro di Bill Cunningham, che al tempo era l’unico a fare seriamente street photography. Si concentrava sempre tra la 57a e la Quinta, cioè a Midtown Manhattan, una delle zone più esclusive. Volevo vedere anche Harlem e Brooklyn, con la gente vera che nessuno aveva ancora ritratto”.