È di 11 ordinanze di custodia cautelare il bilancio di un’operazione condotta dalla Squadra mobile di Taranto, che ha smantellato un articolato sistema di traffico di droga e telefoni cellulari all’interno della Casa circondariale della città. L’indagine, coordinata dalla Procura, ha portato alla luce un vasto giro di sostanze stupefacenti e dispositivi elettronici destinati ai detenuti, grazie anche alla complicità di un agente penitenziario corrotto e all’utilizzo di droni.

Le indagini e la scoperta del traffico

Stando alle informazioni pubblicate sul sito della Polizia di Stato, l’inchiesta ha preso il via nel 2024, quando sono emersi i primi indizi di un diffuso traffico di hashish e cocaina all’interno del carcere di Taranto. Gli investigatori hanno ricostruito come la droga venisse introdotta e poi venduta a prezzi maggiorati rispetto al mercato esterno, con la regia di tre detenuti del braccio di “media sicurezza”.Per portare a termine il piano, i tre detenuti si sono avvalsi della collaborazione di parenti, amici e di esperti piloti di droni. Questi ultimi riuscivano a far arrivare la droga, insieme a smartphone e microtelefonini, direttamente alle finestre esterne delle celle, eludendo i controlli tradizionali. Il sistema si è rivelato particolarmente efficace e difficile da contrastare, almeno fino all’intervento delle forze dell’ordine.La corruzione dell’agente penitenziario