È finito agli arresti domiciliari l’agente della polizia penitenziaria Domenico Matera, coinvolto nell’inchiesta su droga e telefoni in carcere che questa mattina ha portato all’esecuzione di 11 misure cautelari (5 in carcere, 5 ai domiciliari e un obbligo di firma): il poliziotto è accusato di aver intascato una mazzetta da 8mila euro per portare all'interno del carcere di Taranto 700 grammi di hashish, 5 smartphone e 4 microtelefoni.
Il gip Giovanni Caroli, dopo gli interrogatori preventivi, ha disposto complessivamente 11 misure cautelari. Detenzione in carcere per Vincenzo Leone, difeso dall’avvocato Pasquale Blasi, per Luigi Bello, per il 49enne tarantino Antonio Albano, per il 45enne tarantino Daniele Leone, per la 40enne Anna Pulpito. Ai domiciliari, oltre a Matera, sono invece finiti il 33enne Massimo Scardicchio, la 46enne Marika Fanelli, la 32enne Teresa Malizia, la 73enne Adele Santamarina. Obbligo di firma, infine, per la 46enne Nadia Surio.
L’indagine dei poliziotti agli ordini del vice questore Antonio Serpico e coordinati dal pm Marco Colascilla Narducci, ha portato alla luce un gruppo che, secondo l'accusa, poteva contare su un'organizzazione ben strutturata: Leone insieme con il 42enne tarantino Luigi Bello dall'interno della casa circondariale impartivano direttive a due indagati per procacciare telefoni e droga. Il materiale finiva poi ai corrieri che lo affidavano prima a chi doveva “impacchettare” e infine ai “dronisti”, cioè a familiari o amici che attraverso un drone si occupavano di far arrivare il materiale all'interno dell'istituto. Due dronisti, però, furono sorpresi dai poliziotti mentre erano in procinto di far alzare il dispositivo in volo per raggiungere le celle delle carcere. L'indagine della Squadra mobile piano piano ha permesso di ricostruire la struttura del gruppo e individuare anche il ruolo dell'agente penitenziario a cui ora viene l'accusa di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio.







