Foti rivendica i risultati: Pa efficiente e investimenti strategici. La premier: "Ci siamo dimostrati all'altezza del compito"
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Non è una passerella ma qualche motivo di orgoglio c è e il ministro Tommaso Foti sfoggia il sorriso delle grandi occasioni: "Il Pnrr non è mai stato un semplice programma di spesa, ma un programma di obiettivi e di riforme". C'era l'ambizione di cambiare e far cambiare mentalità in tanti settori. Qualcosa è accaduto, molto deve ancora essere fatto, il bollente Museo della scienza e della tecnica di Milano è un contenitore dei sogni realizzati o avviati alla conclusione perché ormai il Pnrr è in dirittura d'arrivo.E il Piano non è, per fortuna, una serie infinita di rotatorie o operette inutili perché sbriciolate nel territorio. No, si è arrivati alla carne viva, alle abitudini e ai ritardi strutturali, anche se non sono stati colmati fino in fondo.Prendiamo la pubblica amministrazione, adagiata nel passato su sonnacchiosi modelli borbonici. "I tempi della media di pagamento - spiega Fori - oggi sono di 24 giorni per le amministrazioni centrali, 16 per le Regioni, 23 per i Comuni e 34 per le strutture sanitarie".Cifre che fanno ben sperare. L'Europa ci ha tirato le orecchie, l'Europa in qualche modo ci ha salvato. Perchè in qualche modo ci ha costretto a darci parametri adeguati o comunque più adeguati di prima. Foti, il cui intervento viene introdotto da Nunzia De Girolamo, elenca in modo quasi enciclopedico lo sforzo fatto che ha coinvolto tantissimi comparti e pezzi della penisola. In ordine sparso, il versante della connettività che è arrivato fino a 21 isole cosiddette minori, sottratte finalmente ad un isolamento inaccettabile. E poi le carte d'identità elettroniche, arrivate a quota 48 milioni, le rinnovabili e l'idrogeno verde. E i seimila nuovi posti letto in terapia intensiva e sub intensiva, non proprio un dettaglio per chi ha nello specchietto retrovisore la memoria del Covid..Si va avanti, con una sorta di radiografia dei target raggiunti, anche se l'Italia privilegia le critiche e le polemiche. Del resto, il titolo dell'evento, l'Italia del Pnrr, è eloquente e questo è il momento dei conti, con tre ministri sul palco - Anna Maria Bernini, Giuseppe Valditara, Gilberto Pichetto Fratin - e un quarto, Francesco Lollobrigida da remoto.Ancora, ecco il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. E il sindaco di Milano Beppe Sala che mette sul piatto, fra l'altro, la Beic, la Biblioteca europea di informazione e cultura, che dopo decenni di pasticci, litigi e chiacchiere sta finalmente prendendo forma a Porta Vittoria.Quello è l'esempio giusto che spiega la filosofia di fondo: si possono raddrizzare situazioni disastrose o recuperare progetti ammuffiti in naftalina. È un po' il senso dell'intervento della premier Giorgia Meloni, anche lei in video collegamento: "Quella del Pnrr per alcuni sembrava una sfida impossibile da vincere, ma l'Italia è stata all'altezza del compito". Adesso, in attesa della decima rata, "non ci resta - prosegue Meloni - che fare l'ultimo miglio e dobbiamo spingere sull'acceleratore".L'Europa ci ha dato 166 miliardi e 416 traguardi sono stati raggiunti. "Il Pnrr è il più grande intervento - aggiunge con un pizzico di enfasi Foti - che l'Italia abbia avuto negli ultimi cinquant'anni". E ha inciso in profondità, anche sul capitolo infiammato dell'arretrato della nostra giustizia. La riduzione davanti ai tribunali amministrativi regionali è dell'85 per cento, al Consiglio di Stato addirittura dell'87 per cento.













